La 'maledizione' della Spagna: campioni del mondo ma senza il Pallone d'Oro
La maledizione dei Mondiali per la Spagna: nonostante il trionfo iridato e il dominio nei premi alla gala, Lamine Yamal e Rodri restano giù dal podio del Pallone d'Oro.

Lamine Yamal, fuoriclasse del Barcellona e della Nazionale spagnola (Shutterstock)
La storia, a distanza di sedici anni, sembra essersi ripetuta in modo beffardo per i colori spagnoli. Quando la Spagna alza al cielo la Coppa del Mondo, il Pallone d'Oro finisce inspiegabilmente per prendere un'altra strada. È successo nel 2010 con la generazione aurea di Johannesburg ed è accaduto nuovamente in questa edizione, con il trionfo iridato della Roja che non è bastato a incoronare i suoi massimi rappresentanti sul tetto del mondo individuale. All'epoca fu Lionel Messi a beffare Andrés Iniesta e Xavi Hernández; oggi è stato Harry Kane a trionfare, lasciando rispettivamente al terzo e al quarto posto due gioielli della nazionale spagnola come Lamine Yamal e Rodri.
Il parallelo storico con il 2010 e l'eccezione Cannavaro
Guardando al passato, la rassegna iridata raramente ha garantito in automatico il massimo riconoscimento individuale. Prima del successo di Messi nel 2023 (dopo il Qatar), l'ultimo campione del mondo a sollevare il Pallone d'Oro nello stesso anno era stato Fabio Cannavaro nel 2006, seguito dal compagno di squadra Gianluigi Buffon. Nel 2010, nonostante il gol decisivo di Iniesta nella finale mondiale e la regia illuminata di Xavi, fu la stella del Barcellona a spuntarla nelle preferenze. Un copione analogo si è verificato quest'anno, dove la candidatura di Lamine Yamal (terzo) e di Rodri (quarto) si è dovuta arrendere alla straordinaria stagione di Kane, vincitore davanti a Kylian Mbappé.
Un trionfo diffuso: sette premi individuali e il dominio dell'11 ideale
Nonostante il rammarico per il gradino più alto del podio maschile, la cerimonia del Pallone d'Oro ha parlato nettamente spagnolo in quasi tutte le altre categorie. La Spagna ha fatto incetta di riconoscimenti con ben sette premi individuali: Alexia Putellas ha conquistato il suo terzo Pallone d'Oro personale, confermando l'egemonia del calcio femminile iberico insieme ad Aitana Bonmatí. A completare il trionfo sono arrivati i trofei Kopa per Lamine Yamal e Vicky López, i riconoscimenti come miglior portiere per Unai Simón e Cata Coll, e i premi per i migliori tecnici assegnati a Luis de la Fuente e Pere Romeu, oltre al titolo di miglior squadra femminile andato al Barcellona.
Il forte accento spagnolo nella Top 11 mondiale
Il dominio della scuola spagnola trova la sua massima espressione anche nella composizione della formazione ideale della stagione. La squadra tipo stilata in base ai piazzamenti vede ben cinque elementi della Roja nell'undici titolare: Unai Simón a difesa dei pali, Marc Cucurella e Pau Cubarsí a comporre il reparto arretrato insieme ad Achraf Hakimi e Willian Pacho, l'immancabile Rodri in cabina di regia e la classe di Lamine Yamal a spingere sulla fascia destra. Una squadra dei sogni dal forte sapore campione del mondo, a testimonianza di un movimento calcistico che, pur mancando l'appuntamento con il trofeo principale, continua a dettare legge a livello globale.