Crisi Serie A: crollano gli investimenti sui calciatori italiani, fiducia al minimo storico
Calano ancora gli investimenti dei club di Serie A sui calciatori italiani: solo il 13% della spesa resta in patria, mentre la Premier League supera i 2 miliardi.

Marco Palestra (ShutterStock)
Il calcio italiano continua a fare male a se stesso. A tre settimane dal termine della sessione estiva di calciomercato, i dati relativi agli investimenti della Serie A delineano uno scenario allarmante. Se nel 2025 i club italiani avevano destinato soltanto il 17,9% dei propri budget all’acquisto di calciatori azzurrabili — preferendo investire il 61,8% delle risorse all'estero —, quest'anno la situazione è ulteriormente peggiorata. All'indomani dell'ennesimo Mondiale vissuto da spettatori e dopo il recente cambio ai vertici federali e in panchina, la quota destinata ai talenti nostrani è crollata al 13%, mentre la spesa indirizzata verso i mercati esteri è salita al 67,9%. Un trend che non solo penalizza la crescita dei giovani italiani, ma impedisce anche di "fare sistema" all'interno della piramide calcistica nazionale.
Le big e la tentazione estera: il caso Inter e la Serie A
L'emblema di questa tendenza si rintraccia nel comportamento delle principali società del nostro campionato. L'Inter, ad esempio, ha orientato la quasi totalità dei propri investimenti verso profili stranieri provenienti da campionati esteri (con l'unica eccezione di Provedel), come dimostrano le operazioni per il riscatto di Akanji e il riacquisto di Stanković. L'addio al potenziale affare Marco Palestra — finito al Chelsea di fronte a un'offerta milionaria irraggiungibile per il nostro mercato — ha fatto sfumare una delle poche operazioni virtuose d'alto bordo tra club italiani. Nel complesso della "zona Europa", le percentuali di spesa riservate all'estero restano altissime, toccando il 71,7% per il Milan e picchi ancora più elevati per le rivali, lasciando pochissimo spazio alla redistribuzione di risorse verso i club minori della nostra Penisola.
Il confronto spietato con la ricchezza e il sistema della Premier League
Il paragone con la Premier League evidenzia in maniera ancora più marcata la crisi del modello italiano. Il massimo campionato inglese ha già abbattuto la barriera dei due miliardi di euro in acquisti, destinando circa il 19% delle risorse a calciatori locali e mantenendo circa un miliardo di euro all'interno del proprio circuito domestico (tra Premier e Championship). Le grandi potenze inglesi continuano a muovere cifre fuori scala — da Morgan Rogers al Chelsea per oltre 137 milioni a Elliott Anderson al City per 135 milioni, fino allo storico passaggio di Sandro Tonali al Tottenham per 108 milioni —, dimostrando un'efficace capacità di auto-sostentamento economico che in Italia appare ormai come un lontano ricordo.