17/02/26, 09:30
Stop durante le partite: le regole della Premier League per il Ramadan
Negli ultimi anni la lega inglese ha formalizzato linee guida condivise con club, arbitri e staff medici, con l’obiettivo di conciliare il rispetto religioso con le esigenze competitive

Mohamed Salah, calciatore del Liverpool (Shutterstock)
Ogni anno, con l’inizio del Ramadan, la Premier League adotta una serie di accorgimenti per tutelare i calciatori musulmani impegnati nel mese sacro islamico. Il digiuno dall’alba al tramonto comporta l’astensione da cibo e acqua, un aspetto che può incidere in modo significativo sulle prestazioni sportive, soprattutto in partite ad alta intensità.Per questo motivo, negli ultimi anni la lega inglese ha formalizzato linee guida condivise con club, arbitri e staff medici, con l’obiettivo di conciliare il rispetto religioso con le esigenze competitive.
Pause durante le partite per rompere il digiuno
La misura più visibile riguarda le brevi interruzioni di gioco serali. Nelle partite che si disputano per esempio sabato alle 17.30 o domenica alle 16.30, quindi dopo il tramonto, gli arbitri possono concordare una pausa, solitamente in coincidenza con una rimessa laterale, un rinvio dal fondo o una sostituzione, per permettere ai giocatori che osservano il Ramadan di idratarsi e assumere rapidamente zuccheri. Non si tratta di un timeout ufficiale nel regolamento, ma di una prassi autorizzata dalla lega e comunicata prima del match ai direttori di gara. L’obiettivo è evitare situazioni di rischio fisico, soprattutto nei minuti immediatamente successivi alla rottura del digiuno. Il primo caso venne registrato nell’aprile del 2021 quando alla mezz’ora della sfida tra Leicester e Crystal Palace l’arbitro interruppe il gioco prima di un rinvio per permettere a Wesley Fofana (Leicester) e Cheikhou Kouyate (Crystal Palace) di idratarsi.
Allenamenti personalizzati e supporto medico
Le regole non si limitano al giorno della partita. I club di Premier League organizzano infatti programmi personalizzati per i propri tesserati: carichi di lavoro modulati, monitoraggio dell’idratazione e consulenze nutrizionali specifiche. Molte società si affidano a nutrizionisti e preparatori atletici per pianificare pasti serali e pre-alba, garantendo il corretto apporto energetico. L’approccio è scientifico e individuale: non tutti i giocatori reagiscono allo stesso modo al digiuno, e la gestione viene calibrata caso per caso.
Premier League modello di inclusione
Negli ultimi anni diversi protagonisti del campionato inglese hanno osservato il Ramadan senza rinunciare alle competizioni. Giocatori come Momo Salah e Sadio Mané al Liverpool o Riyad Mahrez prima al Leicester e poi al Manchester City hanno contribuito a normalizzare queste pratiche ad alto livello. La Premier League è considerata un modello di inclusione in questo ambito: il dialogo tra istituzioni calcistiche, arbitri e club ha reso strutturale una gestione che un tempo era lasciata alla sensibilità dei singoli. Il risultato è un equilibrio tra rispetto religioso, tutela della salute e integrità sportiva, in uno dei campionati più competitivi al mondo.