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24/03/26, 11:01

Scacco matto a Wembley: come Guardiola ha incastrato l'Arsenal di Arteta

Analisi tattica della vittoria del Manchester City in Carabao Cup. Nico O'Reilly eroe a sorpresa e le rotazioni ipnotiche di Guardiola schiantano i Gunners di Arteta.

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Pep Guardiola, manager del Manchester City (Shutterstock)

La finale di Carabao Cup vinta per 2-0 dal Manchester City contro l'Arsenal potrebbe essere frettolosamente archiviata come una sfida decisa dalla fisicità e dai colpi di testa. Tuttavia, dietro la doppietta del difensore-centrocampista Nico O’Reilly, si nasconde un capolavoro tattico firmato Pep Guardiola. Mentre l'identità dei "Citizens" era apparsa confusa in questa stagione 2025-26, a Wembley il tecnico catalano è tornato alle origini: rotazioni fluide, occupazione degli spazi e passaggi filtranti hanno mandato in tilt il sistema difensivo dei Gunners, dimostrando che il City sa ancora essere una macchina da scacchi perfetta.

Il fattore O’Reilly e l'anomalia Semenyo

La mossa a sorpresa è stata l'utilizzo di Nico O’Reilly. Il giovane talento, che nell'ultimo anno si è diviso tra il ruolo di terzino sinistro e quello di mediano, è stato schierato come un vero e proprio "secondo centravanti" accanto a Erling Haaland. Questa presenza costante nel cuore dell'area ha costretto i centrali di Arteta a una scelta impossibile. Contemporaneamente, sulla fascia destra, Antoine Semenyo agiva in una posizione molto stretta, quasi da trequartista aggiunto. Questo movimento ha liberato corsie esterne per le sovrapposizioni di Bernardo Silva e del fantasista Rayan Cherki, trascinando fuori posizione Gabriel, il miglior difensore aereo dell'Arsenal, e aprendo varchi letali nella retroguardia londinese.

Rotazioni ipnotiche: la chiave del successo

Il primo gol, propiziato da un'incertezza di Kepa Arrizabalaga, è nato proprio da una di queste combinazioni sulla destra: un lancio millimetrico di Rodri per Bernardo Silva, che ha innescato il cross di Cherki per l'inserimento vincente di O’Reilly. Anche il raddoppio ha seguito uno spartito simile, con Rodri capace di sovraccaricare la zona destra e servire un assist al bacio per il colpo di testa del giovane jolly. Come diceva il leggendario Johan Cruyff, il gol perfetto è quello in cui un terzino crossa e l'altro segna: a Wembley, Guardiola ha messo in pratica questa filosofia, ritrovando l'essenza del suo calcio proprio nel momento più importante della stagione.