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10/02/26, 17:15

Rivalità leggendarie: i derby più caldi nella storia del calcio

Dall'Europa passando per il Sudamerica, la Top3 delle rivalità calcistiche più radicate e agguerrite

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Nella settimana che ci accompagna al Derby d’Italia, abbiamo voluto valicare i confini nazionali per cercare le rivalità più accese, più radicate e infuocate dei campionati mondiali.

Vi proponiamo la nostra Top3 per scoprire storia e curiosità di quei derby che non mettono in palio solo il dominio cittadino ma anche la superiorità tra due anime quanto mai differenti per storia, identità, tessuti sociali e tradizioni.

 

BOCA – RIVER: l’inossidabile Superclasico

Voliamo subito fuori dall’Europa per dirigerci in Argentina, dove vive da oltre 100 anni quella che è considerata non solo la rivalità più calda dell’intero Sudamerica, ma dell’intero globo.

River Plate e Boca Juniors condividono la nascita nello stesso barrio, “La Boca”, zona portuale in cui risiedono i primi migranti europei tra la fine del 19°e l’inizio del 20° secolo. Grazie a questo via vai di uomini e merci, inizia a penetrare tra le strade quel football che arriva dall’Inghilterra. Con uno sport dalle poche (allora!) regole, è facile che i ragazzi del luogo se ne innamorino. Nella miriade di società che nascono in quel periodo, dalla fusione dei “Rosales” e “Santa Rosa” a fine maggio 1901 prende vita il “Club Atletico River Plate”. Prende il suo nome dal River Plate, come citavano le casse dei mercantili inglesi, ovvero il Rio de la Plata sulle cui rive sorge la città di Buenos Aires.

Quasi quattro anni dopo, nell’aprile 1905, un gruppo di giovani genovesi decide di dare il nome del quartiere al nuovo “Club Atletico Boca Juniors”.

Dobbiamo però attendere il 1913 per assistere al primo incontro ufficiale, vinto per 2-1 dal River. La grande rivalità arrivò invece nei primi anni '20, quando si decise di spostare la sede del River nel ben più facoltoso quartiere Nunez, scelta identificata dalla comunità italiana come dispregiativa delle proprie origini. Da qui nacque il soprannome Los Millonarios” – dovuto soprattutto all’acquisto monstre dell'attaccante Bernabé Ferreyra, pagato al Tigre 9.000 dollari - mentre Los Xeneises decisero di restare fedeli alle loro origini genovesi. La scissione identitaria passò anche per la costruzione di due impianti distinti: il Monumental per i biancorossi, il Camilo Cichero – meglio noto come Bombonera – per i gialloblù.

Una divisione sociale che si tramuta inevitabilmente anche in economica: non potendo competere a livello di acquisti, il Boca diviene simbolo della parte operaia della città, sferrando anche in campo feroce agonismo a dispetto dei virtuosismi dei “nemici”.  

Gli esiti di questa leggendaria rivalità si traducono in inevitabili numeri: sono 264 i confronti ufficiali all-time con una leggera prevalenza dei successi gialloblù (92) su quelli biancorossi (88). Puntando la lente sugli ultimi 45 anni, si mantiene la proporzione favorevole al Boca con 30 successi contro i 24 del River.

Dominio Xeneises anche sui trofei (59 globali contro i 57 dei Millonarios) seppur sia proprio il River ad aver vinto più volte il campionato (37 a 35).

Tra le fila dei due club hanno sfilato talenti e icone del calcio argentino e internazionale. Hanno vestito la maglia dei Millonarios Norberto Alonso, Enzo Francescoli, Daniel Passarella, Ariel Ortega, Ramon Diaz, Ubaldo Fillol, Hernan Crespo e, più recentemente, anche David Trezeguet. Hanno dato lustro al Boca Juniors Diego Armando Maradona, Juan Roman Riquelme, Carlos Tevez, Martin Palermo – capocannoniere in assoluto del Superclasìco con 8 reti - Hugo Gatti, Gabriel Batistuta, Juan Sebastian Veron, Walter Samuel, Nicolas Burdisso e Guillermo Barros Schelotto, senza dimenticare anche Daniele De Rossi.

Tale dualismo non è sempre stato sano, con tanti episodi di violenza (e purtroppo anche di morte, come avvenne nel 1968 con 71 tifosi deceduti al Monumental in una sciagura mai chiarita) dentro e fuori dagli spalti. Non a caso, per la finale di ritorno di Copa Libertadores del 2018 tra i due club, si scelse la sede “neutra” del Bernabeu di Madrid, dopo che i diffusi disordini prepartita che videro anche una sassaiola contro il pullman del River.

 

GALATASARAY – FENERBAHCE: il derby Intercontinentale

Nella città divisa dal Bosforo che identifica anche un taglio netto tra Europa e Asia, vive e si alimenta la rivalità più calda del calcio. I due club più titolati di Istanbul, ovvero Galatasaray e Fenerbahce, identificano una sfida che valica i confini del rettangolo verde di gioco. Due società nate all’inizio del Novecento in gran segreto, perché il governo non vedeva di buon occhio l’associazionismo sotto qualsiasi forma.

Ad ovest, nella parte più antica e influenzata dall’Occidente, nacque nel 1905 una vera e propria polisportiva ad opera di alcuni studenti della scuola di Galata. Due anni dopo, nella zona ad impronta cristiana di Istanbul, risposero gli studenti universitari appartenenti al distretto di Fener. Aristocrazia contro proletariato, musulmani contro cristiani: l’essenza stessa del derby dell’ex Costantinopoli si ritrova anche in radici socioculturali così profonde.

Il primo confronto – amichevole, ma non troppo – fu nel 1909 con un successo del Gala per 2-0. Le gare con gli esiti più larghi risalgono al 1911 – con la sconfitta per 7-0 subita dal Fenerbahce – riscattata solo 91 anni dopo con un 6-0 senza appello.

Dal 1980 ad oggi i Canarini gialloblù l’hanno spuntata a livello di scontri diretti: 44 successi a dispetto dei 40 dei nemici giallorossi. Più in generale, il Fenerbahce mantiene il primato all-time: 148 le vittorie contro le 125 dei Leoni del Gala, una degli incroci più giocati nel calcio europeo e mondiale.

Se andiamo invece a considerare i titoli, allora non c’è storia: il Galatasaray è l’unico detentore turco di due trofei europei, ovvero la Coppa Uefa vinta nel 2000 contro l’Arsenal e, sempre nello stesso anno, la Supercoppa Europea a danno del Real Madrid. Sempre i Leoni del Bosforo sono avanti nei titoli nazionali, con 25 campionati a dispetto dei 19 del Fener, 19 Coppe di Turchia contro le 7 gialloblù e 17 Supercoppe turche (10 per il Fenerbahce).

L’unico trofeo per cui si distinguono i Canarini è una Coppa balcanica, conquistata nella stagione 1966-67, che la identifica come prima squadra turca ad aver vinto una competizione internazionale.

In mezzo a tutta questa viscerale rivalità c’è stato spazio per qualche momento di tregua per un bene superiore? La risposta è affermativa e si ritrova nei Mondiali del 2002, quando la Turchia riuscì a strappare un epico terzo posto con 10 giocatori militanti tra Gala e Fener che, per l’occasione, misero da parte le loro armi agonistiche.

A proposito di giocatori, sono casi molto rari ma alcuni hanno vestito entrambe le maglie: il più famoso è forse Belozoglu Emre, ex Inter con Cuper in panchina, cresciuto nelle giovanili del Gala per poi diventare una bandiera gialloblù, vestendo anche il ruolo di allenatore e ds.

Un altro è Tanju Colak, per 4 stagioni in giallorosso e nelle due successive alla corte del Fener: è proprio lui il bomber di tutti i tempi in questo pazzo derby del Bosforo.

 

CELTIC – RANGERS: nel segno dell’Old Firm

A livello temporale, la rivalità tra Celtic e Rangers vince a mani basse. Un’appartenenza alla quale non può sfuggire nessuno degli abitanti di Glasgow, destinati all’ineludibile destino di far parte dell’una o dell’altra fazione calcistica anche in virtù della propria fede religiosa. Un duello universalmente riconosciuto come Old Firm, la “vecchia azienda”.  

Dobbiamo tornare al 1872, quando ancora il resto del mondo non sapeva cosa fosse quel football che stava iniziando a diffondersi anche per le strade della città scozzese. I fratelli McNeil, William McBeath e Peter Campbell decisero di dare vita ad un club che prese il nome di Rangers, appellativo "rubato" da una squadra inglese del ben più diffuso rugby. L’impronta della società era protestante, di matrice operaia e legata alla madre patria, identificata dal colore blu. Riuscì subito a fare la differenza nel nuovo calcio scozzese, raggiungendo per due volte la finale di Coppa di Scozia, la seconda competizione calcistica più antica del mondo.

La nascita del Celtic avverrà solo 16 anni dopo, nel 1887, su idea di Fra Walfrid, frate di origini irlandesi - da cui si prenderà spunto per il simbolo del quadrifoglio - di chiara impronta cattolica e separatista. Per i colori sociali la scelta ricadde su un ovvio bianco e verde con le iconiche Hoops, le righe orizzontali della divisa, che comparvero da inizio '900.

Il primo dei 459 Old Firm risale all’anno successivo, con il largo successo (5-2) del neonato Celtic. Il primo mattone di un duopolio assoluto, concretizzato dalla nascita della Lega scozzese, interrotto brevemente solo negli anni ’80 per tre volte ad opera del Dundee di Sir Alex Ferguson.

A livello di numeri, equilibrio assoluto sulle vittorie della Scottish Premier League: 55 ciascuna. Gli Hoops però vantano ben 42 Coppe di Scozia, una Coppa dei Campioni nel 1967 (battendo l’Inter di Helenio Herrera) e lo status di mai retrocessa in Championship. Celtic in vantaggio anche nella storia dei derby, con 68 successi a 59 dal 1980 ad oggi.

Un Old Firm che si feconda attraverso l’irriducibile e travolgente passione delle sue tifoserie. La casa dei biancoverdi è il Celtic Park dove risuona l’epico di un intramontabile "You’ll never walk alone"; quello dei Rangers è l’Ibrox Stadium dove echeggia "God save the King" e sventolano le bandiere della Union Jack. Nel mezzo, tra fiumi di birra, insulti discriminatori e anche episodi di violenza, ma anche dei punti fermi e comuni ad entrambe le anime di Glasgow.

Primo fra tutti, il totale rigetto verso chi decide di cambiare sponda e tradire i propri supporter. Casi più unici che rari, con solo quattro giocatori nel ruolo di ex. Il più famoso fu Mo Johnston, che dopo 140 partite con il Celtic, approdò nei Blues scozzesi. Un fatto che creò assoluto scalpore tanto da costringerlo ad assoldare una guardia del corpo per evitare rappresaglie di entrambe le tifoserie. Perfino il magazziniere lo evitò, tanto da dover lavare ogni volta la maglia da gioco a casa.

Altro caposaldo è che l’Old Firm vada disputato solo ed esclusivamente a Glasgow. In occasione dei Mondiali 2022 in Qatar, le due fazioni si sono trovate d’accordo nell’opporre una totale – e vincente - resistenza all’ipotesi di disputare il derby a Sydney durante la tournee australiana dei due club.