15/01/26, 14:58
Nuovi insulti a Vinícius, la Liga alza di nuovo la voce
Dopo gli episodi ad Albacete, la Lega spagnola interviene con una condanna netta: tolleranza zero contro il razzismo

Vinicius, Shutterstock
La Liga è tornata a intervenire con decisione dopo l’ennesimo episodio di razzismo che ha coinvolto Vinícius Jr., accaduto durante e dopo la sfida di Copa del Rey persa dal Real Madrid contro l’Albacete. Attraverso un messaggio diffuso sui propri canali ufficiali, la Lega spagnola ha preso posizione in modo diretto e senza ambiguità: “LaLiga condanna tutte le offese razziste. Dentro e fuori dal campo non c’è posto per l’odio”, recita il comunicato, accompagnato dallo slogan “LaLiga. La forza del nostro calcio contro il razzismo”. Il messaggio si chiude con un sostegno esplicito al giocatore brasiliano: “Vinícius, la Liga è con te”. E tra i primi a reagire c’era stato Thibaut Courtois, suo compagno di squadra, che ha condiviso i video scrivendo: “Basta razzismo. È vergognoso”.
La ricostruzione
Secondo quanto documentato da un video pubblicato da AS, già prima del fischio d’inizio un gruppo di tifosi dell’Albacete, radunato all’esterno dello stadio Carlos Belmonte, avrebbe intonato cori razzisti indirizzati all’attaccante del Real. Dopo l’eliminazione dei blancos, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata: dagli spalti è stata lanciata una buccia di banana che ha sfiorato Vinícius, riaccendendo l’indignazione generale. Immagini che hanno rapidamente fatto il giro dei social e dei media, riportando il tema al centro del dibattito calcistico spagnolo.
Tristi precedenti
Un episodio che si inserisce in una lunga scia di casi simili: nel maggio 2025, cinque tifosi del Valladolid erano stati condannati a un anno di carcere per insulti razzisti rivolti allo stesso Vinícius nel 2022, una sentenza definita storica dalla stessa Liga. Successivamente, quattro membri del Frente Atlético erano stati riconosciuti colpevoli per aver appeso un fantoccio con la maglia del brasiliano prima del derby del 2023, con pene poi convertite in sanzioni economiche. Segnali di una risposta istituzionale più dura, ma di una battaglia ancora lontana dall’essere vinta.