Mondiali 2026, l'Iran sfida gli USA: "Il nostro ospite è la FIFA, non Trump o l'America"
Alta tensione diplomatica verso i Mondiali 2026: il capo del calcio iraniano Mehdi Taj lancia un ultimatum agli USA e alla FIFA sul trattamento riservato ai funzionari legati all'IRGC.

L’Iran non vuole rinunciare al Mondiale (ShutterStock)
A poche settimane dal fischio d'inizio dei Mondiali 2026, la partecipazione dell'Iran è avvolta da una fitta nebbia diplomatica. Mehdi Taj, presidente della Federazione calcistica iraniana (FFIRI), ha rilasciato dichiarazioni perentorie alla TV di Stato, chiarendo che per l'Iran il referente unico del torneo rimane la FIFA e non i governi nazionali dei paesi ospitanti. Il fulcro della polemica riguarda il trattamento dei funzionari iraniani legati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Taj, egli stesso ex alto ufficiale del corpo, ha chiesto garanzie formali affinché non vengano "insultati i simboli del sistema iraniano", specialmente l'IRGC, durante la trasferta in Nord America.
L'incidente in Canada e il veto degli Stati Uniti
Le tensioni sono esplose dopo che la delegazione iraniana è stata respinta alla frontiera canadese prima del Congresso FIFA di Vancouver. Il ministro dell'Immigrazione canadese ha confermato che il visto di Mehdi Taj è stato annullato durante il volo a causa dei suoi legami con l'IRGC, organizzazione inserita nella lista dei gruppi terroristici da Canada e Stati Uniti. Sul fronte statunitense, il Segretario di Stato Marco Rubio ha già ribadito che nessun individuo legato all'IRGC riceverà il permesso d'ingresso nel Paese. Questo muro burocratico ha spinto l'Iran a disertare il congresso di Vancouver, rendendolo l'unica federazione su 211 a non essere rappresentata.
Richiesta di garanzie e il vertice di Zurigo
Nonostante il clima di guerra fredda e gli scontri militari di febbraio tra Iran, USA e Israele, il presidente della FIFA Gianni Infantino ha assicurato che la squadra giocherà come da programma. Tuttavia, l'Iran aveva precedentemente richiesto, senza successo, di spostare i propri match in Messico. Il prossimo 20 maggio è previsto un incontro cruciale a Zurigo tra i vertici della FFIRI e il Segretario Generale della FIFA, Mattias Grafström. In quella sede, Taj cercherà assicurazioni scritte: "Se accettano di ospitarci, devono accettare di non insultare le nostre istituzioni militari", ha avvertito, lasciando intendere che, senza garanzie sulla sicurezza e sul rispetto della propria delegazione, l'incidente diplomatico potrebbe ripetersi.
Il calendario delle sfide sotto i riflettori
Sul campo, l'Iran ha un calendario di alto profilo interamente concentrato negli Stati Uniti: due match a Los Angeles contro Nuova Zelanda (15 giugno) e Belgio (21 giugno), seguiti dalla sfida con l'Egitto a Seattle il 26 giugno. Queste città vantano una numerosa comunità iraniana, ma la sicurezza e la gestione dell'ordine pubblico rappresenteranno una sfida senza precedenti per la FIFA e le autorità locali. Resta da vedere se il calcio riuscirà a rimanere isolato dalle pesanti frizioni politiche o se il Mondiale diventerà l'ennesimo terreno di scontro ideologico.