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15/01/26, 09:59

Mondiali 2026: il pugno duro di Trump scuote il torneo, tifosi al bando negli USA

Il presidente Trump impone restrizioni di viaggio per i Mondiali 2026. Tifosi di Iran e Haiti bloccati, mentre Messico e Colombia restano sotto osservazione.

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Donald Trump e Gianni Infantino (Shutterstock)

Il countdown per il Mondiale 2026, la prima edizione della storia ospitata congiuntamente da Stati Uniti, Messico e Canada, si tinge di forti tensioni geopolitiche. Dal 1° gennaio sono entrate ufficialmente in vigore le nuove restrizioni di viaggio imposte dal Presidente Donald Trump, giustificate dalla Casa Bianca come misure necessarie per proteggere la sicurezza nazionale. Questo provvedimento rischia di cambiare radicalmente l'atmosfera negli stadi americani: per i sostenitori di diverse nazioni qualificate al torneo, infatti, sarà impossibile ottenere il visto per seguire la propria squadra negli USA. Sebbene gli atleti godano di deroghe speciali per poter gareggiare, migliaia di fan si troveranno costretti a restare a casa, creando un paradosso senza precedenti nella storia della FIFA.

La "lista nera" e le nazioni sotto osservazione

Il blocco non colpisce tutti allo stesso modo, ma disegna una mappa di restrizioni totali o parziali. Al momento, il divieto d'ingresso è assoluto per i cittadini provenienti da Iran e Haiti, le cui tifoserie non potranno dunque varcare i confini statunitensi. Altre nazioni chiave del calcio africano, come Senegal e Costa d'Avorio, si trovano invece a fare i conti con restrizioni parziali che renderanno l'ottenimento dei visti estremamente complesso. Il clima di incertezza non finisce qui: il Presidente ha recentemente lanciato avvertimenti anche verso Colombia e, clamorosamente, verso il co-organizzatore Messico, a causa delle crescenti tensioni nell'area venezuelana. Se queste minacce dovessero trasformarsi in nuovi ban, l'integrità logistica del torneo verrebbe messa duramente alla prova.

Chi potrà entrare e le sfide per la FIFA

Nonostante il rigore delle nuove norme, l'amministrazione americana ha previsto una serie di eccezioni per non far naufragare completamente l'evento. Oltre agli atleti impegnati nella competizione, potranno circolare regolarmente i diplomatici, i residenti permanenti legali e chi possiede già visti validi. Tuttavia, la FIFA si trova ora a gestire una crisi d'immagine e organizzativa notevole, con il rischio di vedere spalti semivuoti o privi delle componenti più calde del tifo internazionale durante i match ospitati sul suolo statunitense. Con l'inizio della kermesse fissato per l'11 giugno, la diplomazia sportiva ha pochissimo tempo per cercare di mediare ed evitare che un Mondiale allargato a 48 squadre diventi, nei fatti, un torneo a porte chiuse per intere popolazioni.