11/02/26, 07:36
Mondiale 2026, conto alla rovescia: meno 4 mesi da Canada‑Messico‑USA
A quattro mesi dal via del Mondiale 2026, il quadro delle 42 nazionali già qualificate, il nuovo format a 48 squadre, le città ospitanti e l’Italia attesa ai playoff per conquistare un posto in Canada‑Messico‑USA.

Coppa del Mondo, 4 mesi all'inizio (Shutterstock)
Fra quattro mesi esatti, l’11 giugno, il fischio d’inizio all’Estadio Azteca aprirà il Mondiale più grande e particolare di sempre: 48 nazionali, 104 partite, tre Paesi padroni di casa – Canada, Messico e Stati Uniti – per un torneo che promette di ridisegnare la geografia del calcio mondiale. Nel frattempo la griglia è quasi completa: le squadre già sicure del posto sono 42 su 48, con l’Italia costretta a passare dai playoff di marzo per non restare di nuovo fuori dal palcoscenico più importante.
Un Mondiale a tre bandiere
Per la prima volta la Coppa del Mondo sarà ospitata da tre nazioni, con 16 città coinvolte da Vancouver a Città del Messico, passando per New York, Los Angeles, Miami e Toronto. Il match inaugurale è in programma l’11 giugno all’Azteca con in campo il Messico, mentre Canada e Stati Uniti debutteranno il giorno dopo davanti al proprio pubblico a Toronto e Los Angeles, disegnando un ideale asse nord‑sud sull’intero continente. Ogni Paese ospiterà tutte le partite del proprio girone, scelta pensata per ridurre gli spostamenti e trasformare le tre nazionali di casa in catalizzatori d’entusiasmo locale. La finale si giocherà il 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nell’area di New York‑New Jersey, al termine di 39 giorni di torneo. La macchina organizzativa è a pieno regime: dai collaudi negli stadi NFL americani agli interventi di restyling in Messico e Canada, dove i governi hanno varato programmi specifici su infrastrutture, sicurezza e promozione turistica legata al Mondiale.
Format nuovo, equilibri da decifrare
L’edizione 2026 segna quindi l’esordio del Mondiale a 48 squadre: 12 gironi da quattro, tre partite a testa nella fase iniziale e sedicesimi di finale a 32, con qualificate le prime due di ogni gruppo più le otto migliori terze. Il totale sale a 104 incontri, contro i 64 delle edizioni a 32 squadre: più incroci, più spazio alle nazionali emergenti, ma anche un percorso più lungo per chi sogna la finale, con otto partite complessive da giocare invece di sette. Sarà un Mondiale di resistenza fisica e mentale: i top player europei arriveranno da stagioni massacranti, con campionati conclusi a fine maggio e poche settimane per ricaricare le batterie prima di volare in Nord America. Proprio la gestione delle energie – tra rotazioni nei club e preparazione specifica delle nazionali – appare oggi uno dei temi centrali per i commissari tecnici.
La mappa delle qualificate
Il quadro attuale racconta un torneo già molto definito. Oltre alle tre padrone di casa – Canada, Messico e Stati Uniti – hanno staccato il pass tutte le big sudamericane: l'Argentina campione del mondo in carica, più Brasile, Uruguay, Colombia, Ecuador e Paraguay. In Asia sono già certe della presenza Giappone, Iran, Corea del Sud, Uzbekistan, Giordania, Qatar e Arabia Saudita, a cui si aggiungono Australia e Nuova Zelanda per l’Oceania.
Dal Nord e Centro America arrivano, oltre ai tre Paesi ospitanti, Panama, Haiti e Curaçao, segno di un equilibrio diverso nella zona Concacaf rispetto al passato. L’Africa porta in dote una pattuglia ampia e competitiva: Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria, Ghana, Capo Verde, Sudafrica, Senegal e Costa d’Avorio hanno già in tasca il biglietto.
In Europa dodici nazionali hanno già ottenuto la qualificazione diretta: Austria, Belgio, Croazia, Inghilterra, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Scozia, Spagna e Svizzera. All’appello mancano ancora quattro posti europei, che saranno assegnati nei playoff di fine marzo: dentro ci sono, tra le altre, Italia, Ucraina, Danimarca, Polonia, Turchia e Romania, per una volata che promette scosse pesanti nella geografia del torneo. Gli ultimi due slot globali arriveranno invece dagli spareggi intercontinentali, con sei selezioni di diverse confederazioni – tra cui Iraq, RD Congo, Bolivia, Giamaica, Nuova Caledonia e Suriname – pronte a giocarsi tutto in due mini‑tornei secchi.
Italia ancora appesa ai playoff
Per i tifosi azzurri il conto alla rovescia verso il Mondiale ha il sapore di un esame di riparazione. L’Italia non è tra le 42 già qualificate: inserita nel gruppo UEFA con Norvegia, Israele, Estonia e Moldavia, si è piazzata al secondo posto dietro la Norvegia e dovrà passare per il percorso A dei playoff, dove affronterà in semifinale l’Irlanda del Nord e, in caso di vittoria, la vincente tra Galles e Bosnia. Dopo le dolorose assenze da Russia 2018 e Qatar 2022, l’ipotesi di un terzo Mondiale consecutivo senza gli azzurri sarebbe un terremoto sportivo. Proprio l’allargamento a 48 squadre rende ancora più pesante l’eventuale esclusione: con 16 posti UEFA a disposizione, restare fuori significherebbe un fallimento tecnico profondo, al di là delle complessità del percorso playoff. È per questo che i mesi che separano dall’11 giugno avranno, per l’Italia, il peso di una lunga vigilia: il verdetto, stavolta, arriva ben prima del volo per il Nord America.
Città, stadi e scenografia
Sul fronte organizzativo, la scenografia è quasi pronta. In Messico l’Azteca, Guadalajara e Monterrey faranno rivivere le atmosfere dei Mondiali 1970 e 1986, con il tempio di Città del Messico che diventerà il primo stadio ad ospitare tre diversi Mondiali. Negli Stati Uniti le partite si distribuiranno tra impianti da football americano come il SoFi Stadium di Los Angeles, il Mercedes‑Benz Stadium di Atlanta, l’AT&T Stadium di Dallas o il Lumen Field di Seattle, tutti riadattati per il calcio con capienze superiori ai 60‑70mila posti.
In Canada Vancouver e Toronto stanno completando gli adeguamenti infrastrutturali, con il governo federale che ha legato al Mondiale un programma di promozione sportiva e turistica nel tentativo di lasciare un’eredità superiore alla sola passerella di giugno‑luglio. Fan‑fest, villaggi dedicati e linee di trasporto potenziate delineano una Coppa del Mondo diffusa, pensata per coinvolgere intere regioni più che singole città.
L’attesa entra nel vivo
A quattro mesi dal calcio d’inizio, il Mondiale 2026 è già molto più di un orizzonte lontano: il tabellone delle qualificate è quasi completo, il sorteggio della fase finale si avvicina e le federazioni stanno definendo le ultime amichevoli per testare schemi e uomini. Canada‑Messico‑Stati Uniti 2026 sarà un torneo senza precedenti per dimensioni, geografia e numero di pretendenti, con superpotenze storiche e nuove arrivate come Giordania, Capo Verde o Curaçao pronte a rubare la scena. Resta da capire se, in questo oceano di partite e bandiere, la Coppa del Mondo saprà conservare il suo fascino irripetibile: quel misto di dramma, poesia e imprevedibilità che, ieri come domani, continua a farci segnare in rosso una data sul calendario. Magari, dopo un'astinenza decisamente troppo lunga, anche con l'Italia al suo interno.