Middlesbrough, la maledizione delle tre chance: addio Premier League a Wembley tra spiate e beffe
Incredibile epilogo in Championship: il Middlesbrough manca la promozione per ben tre volte nello stesso mese. Hull City in Premier League grazie a un gol nel recupero.

David Strelec, attaccante del Middlesbrough (ShutterStock)
In un pomeriggio baciato dal sole, ideale più per una giornata al mare che per le tensioni del calcio, il Middlesbrough ha scritto una pagina di storia calcistica tanto clamorosa quanto dolorosa. Nella cornice di Wembley, il sogno di tornare in Premier League si è spento nel modo più atroce. Un gol nei minuti di recupero di Oli McBurnie, lesto ad approfittare di una respinta corta del portiere Sol Brynn, ha regalato la promozione all'Hull City. Per il "Boro" si è consumata così la terza via di fuga verso la massima serie evaporata nel giro di venti giorni. Una beffa statistica senza precedenti: se la maggior parte delle squadre ha a disposizione solo due occasioni per salire (promozione diretta o play-off), il Middlesbrough ne ha avute tre e le ha mancate tutte.
Dallo "Spygate" al ripescaggio lampo: un maggio folle
Il mese di maggio del Middlesbrough è stato una vera e propria montagna russa emotiva. Il 2 maggio, all'ultima giornata di campionato, la squadra ha fallito l'accesso alla promozione diretta pareggiando contro il Wrexham. Qualificatasi ai play-off, la compagine del Teesside è stata eliminata nella doppia sfida semifinale dal Southampton. Quella sfida, tuttavia, era stata preceduta da un enorme scandalo: uno stagista del Southampton (Will Salt) era stato colto a spiare e registrare di nascosto gli allenamenti blindati del Boro. Il 19 maggio, un comitato disciplinare indipendente ha ritenuto colpevole il Southampton per lo "Spygate", squalificandolo dai play-off e ripescando clamorosamente il Middlesbrough per la finale. Una decisione confermata anche dopo il ricorso d'appello, che ha spalancato al Boro le porte di Wembley con appena 48 ore di preavviso.
Lo svuotamento emotivo di Kim Hellberg: "Mi sento vuoto"
Il tecnico svedese Kim Hellberg, subentrato a novembre a Rob Edwards e diventato subito un idolo locale per il bel gioco e l'umiltà, ha espresso tutta la sua amarezza a fine partita. Il Boro ha dominato la Championship restando tra le prime due in classifica per 35 giornate su 46, ma è stato condannato da un crollo finale (solo due vittorie nelle ultime dieci gare). "È stato un logorio emotivo devastante, due sconfitte strazianti in due settimane", ha dichiarato un Hellberg visibilmente provato. "Ora mi sento completamente vuoto, triste e piatto. È una mia responsabilità, avrei dovuto trovare soluzioni migliori quando non riuscivamo a fare gol. Dopo le vacanze dovrò lavorare su me stesso per aiutare i giocatori a creare di più".
La maledizione di Wembley continua: lo spettro del 1997
L'ira per lo scandalo delle spiate aveva unito l'intera comunità, spingendo oltre 35.000 tifosi del Boro a invadere Trafalgar Square e colorare di rosso la capitale britannica. Nemmeno la spinta del pubblico è bastata però a sfatare la storica maledizione che lega il Middlesbrough allo stadio di Wembley: il bilancio del club nel tempio del calcio parla ora di cinque sconfitte e un solo pareggio in 36 anni. Questo tragico epilogo evoca inevitabilmente i fantasmi della stagione 1996-97, quella dello stellare Boro di Juninho e Fabrizio Ravanelli. Anche allora il club perse due finali (FA Cup e Coppa di Lega) e retrocesse all'ultima giornata a causa di una penalizzazione di tre punti legata a una partita non disputata contro il Blackburn per una forte influenza nello spogliatoio. Trent'anni dopo, la storia si ripete: una stagione ricca di momenti spettacolari, ma totalmente oscurata da una delusione d'altri tempi che condanna il club al decimo anno consecutivo in Championship.