Manchester United, inizia l'era Carrick: le 5 priorità per riportare i Red Devils al vertice

Michael Carrick è ufficialmente il manager a tempo pieno del Manchester United. Dalla rivoluzione a centrocampo alla gestione delle cessioni, ecco il piano per il rilancio.

Immagine notizia

Michael Carrick, confermato sulla panchina del Manchester United anche per il prossimo anno (Shutterstock)

La decisione è presa: il Manchester United ha scelto la via della continuità guidata e ha promosso Michael Carrick come allenatore a tempo pieno, blindandolo con un contratto biennale. Una mossa comprensibile dopo l'ottimo lavoro svolto negli ultimi quattro mesi, che concede al club il giusto margine di manovra in vista di una stagione 2026-27 dalle aspettative decisamente più alte. Con il ritorno garantito in Champions League e un calendario che si preannuncia molto più fitto rispetto alle 40 partite di quest'anno, Carrick si trova davanti a un compito cruciale. Per riportare i Red Devils a competere stabilmente per i vertici, il tecnico dovrà affrontare cinque priorità assolute fin dai primi giorni del suo mandato.

Rivoluzione a centrocampo e addii eccellenti per alleggerire il monte ingaggi

Il primo, inevitabile intervento riguarderà proprio il reparto che Carrick ha guidato da calciatore per dodici anni: il centrocampo. Con Kobbie Mainoo punto fermo grazie al recente rinnovo quinquennale, il club punta all'innesto di almeno due nuovi centrocampisti, con l'obiettivo di piazzare un grande colpo da circa 100 milioni di sterline. La lista dei desideri è lunga e comprende nomi come Sandro Tonali, Elliot Anderson e Aurélien Tchouaméni. Sul fronte uscite, la società ha già avviato una profonda epurazione: Casemiro ha salutato l'Old Trafford, mentre Jadon Sancho e Tyrell Malacia saranno svincolati, permettendo di tagliare circa 640.000 sterline a settimana dal monte ingaggi. Più complessa la situazione di Manuel Ugarte: rimasto ai margini nelle ultime partite, l'uruguaiano resta difficile da piazzare sul mercato e potrebbe incredibilmente rimanere in rosa.

Gestione dei doppi impegni e il rebus della fascia sinistra

Una delle sfide più grandi per Carrick sarà ricondizionare atleticamente una rosa che quest'anno si è abituata a giocare una sola volta a settimana. I crolli verticali accusati contro West Ham e Newcastle, arrivati appena tre giorni dopo l'impegno precedente, hanno dimostrato che la squadra soffre maledettamente i turni ravvicinati. Giocatori come Matheus Cunha, Benjamin Sesko e i giovani Leny Yoro e Ayden Heaven dovranno adattarsi in fretta ai ritmi della Champions League. Parallelamente, andrà risolto l'enigma della corsia mancina. Se in difesa Luke Shaw garantisce esperienza ma ha un contratto in scadenza nel 2027, l'attacco è scoperto. Patrick Dorgu e Cunha si adattano a sinistra ma hanno caratteristiche opposte, mentre Marcus Rashford ha espresso la chiara volontà di lasciare il club in estate, costringendo lo United a cercare uno specialista del ruolo.

Riprendere il controllo del gioco: oltre il contropiede

L'ultima, grande missione di Carrick sarà di stampo prettamente tattico. Fino a questo momento, lo United ha mostrato una forte ed efficace dipendenza dalle ripartenze e dal contropiede, un marchio di fabbrica esaltante ma che difficilmente può bastare per trasformare una squadra in una seria pretendente al titolo di Premier League. Carrick, che ha vissuto da assistente l'era di Ole Gunnar Solskjær basata proprio su questa singola filosofia, sa bene che serve un cambio di passo. Senza scivolare nel possesso palla sterile che portò alla contestazione dei tifosi ai tempi di Louis van Gaal, l'obiettivo del nuovo manager sarà quello di ricreare uno stile proattivo e dominante, lo stesso che lui stesso interpretava in campo vent'anni fa al fianco di Paul Scholes sotto la guida di Sir Alex Ferguson.