Liverpool, ecco perché Iraola ha firmato solo per due anni

Andoni Iraola firma un biennale con il Liverpool e va controcorrente rispetto ai lunghi contratti della Premier League. Ecco la filosofia romantica dietro la sua scelta.

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Andoni Iraola, allenatore del Liverpool (ShutterStock)

Il recente annuncio del passaggio di Andoni Iraola sulla panchina del Liverpool ha destato non poca sorpresa tra gli addetti ai lavori, soprattutto per la durata del contratto. L'ex tecnico del Bournemouth ha infatti firmato un accordo di soli due anni con i Reds, una decisione che va nettamente in controtendenza rispetto ai lunghi contratti multimilionari che si vedono oggi in Premier League. Basti pensare al recente e clamoroso precedente di Liam Rosenior, che con il Chelsea aveva siglato un accordo iniziale di ben sei anni e mezzo, prima di essere esonerato dopo appena tre mesi. La scelta di Iraola rappresenta una vera e propria dichiarazione d'intenti e svela un approccio molto romantico e meritocratico alla professione di allenatore.

Filosofia Iraola: "I soldi dell'esonero? No, la fiducia si guadagna ogni anno"

A spiegare i motivi di questa preferenza per gli accordi a breve termine è stato lo stesso tecnico spagnolo, che in una passata intervista ha chiarito la sua visione. Iraola rifiuta la logica dei contratti blindati usati come paracadute finanziario: "Non voglio restare in un club solo perché c'è un pezzo di carta firmato", aveva dichiarato. "Voglio continuare perché entrambe le parti sono felici e vogliono andare avanti insieme. Firmare un lungo contratto solo per avere la certezza economica in caso di esonero è qualcosa che non mi gratifica". Secondo il nuovo allenatore del Liverpool, la fiducia va rinnovata di stagione in stagione sul campo. Questo modo di intendere il calcio non è casuale, ma affonda le radici nei suoi trascorsi professionali: Iraola ha infatti ammesso di essere stato fortemente influenzato da maestri con cui ha lavorato a stretto contatto e che condividono la stessa filosofia, come Marcelo Bielsa, Ernesto Valverde e Íñigo Pérez.