L'Argentina e la redenzione per Messi: storia di un amore nato nel dolore
Dalle critiche feroci all’amore incondizionato: la storia di Lionel Messi con l'Argentina, giunta al capitolo finale al Monumental. Tra l'ombra di Maradona e il trionfo mondiale, l'addio da dio del calcio.

Lionel Messi (Shutterstock)
Per quindici lunghi anni, il rapporto tra l’Argentina e Lionel Messi è stato uno dei più grandi ed enigmatici paradossi della storia dello sport. L'Albiceleste, la nazione che ha dato i natali a giganti assoluti del calibro di Alfredo Di Stéfano e Diego Armando Maradona, ha impiegato un tempo inspiegabilmente lungo prima di accogliere con affetto viscerale colui che per molti è il più grande calciatore di tutti i tempi. Nel giorno del suo addio definitivo alla Selección al Monumental di Buenos Aires, nella sfida contro il Benin, gli anni delle polemiche e dei fischi sembrano ormai appartenere a un'era geologica lontana, spazzati via dalla devozione totale di un popolo che ha finalmente imparato ad amarlo.
L'ombra ingombrante di Diego e il peso del "catalano"
I motivi della storica freddezza dell'opinione pubblica argentina risiedono nelle origini stesse della carriera della Pulga. Trasferitosi a soli 13 anni a Barcellona nel settembre del 2000, Messi non ha mai vestito le maglie dei club locali, venendo a lungo percepito quasi come uno "straniero". Mentre Maradona incarnava il riscatto sociale, l'estro condito da sofferenza, politica e drammaticità, il calcio di Messi appariva per molti connazionali troppo perfetto, pulito ed europeo. La sua riservatezza e la scelta di non prendere mai posizioni politiche divisive sconcerto' un Paese abituato agli idoli urlati e carismatici, trasformando le opache prestazioni della nazionale nei primi anni 2000 in un pretesto per duri attacchi mediatici.
Dal punto più basso al ciclo d'oro di Scaloni
La frattura toccò il suo culmine nella Copa América del 2011, giocata proprio in Argentina, quando il pubblico di Santa Fe contestò ferocemente la squadra e la sua stella al termine dell'eliminazione ai quarti di finale. C'erano voluti anni di finali perse — nel Mondiale 2014 contro la Germania e nelle edizioni di Copa América 2015 e 2016 contro il Cile — prima che la diffidenza lasciasse il posto alla consapevolezza della grandezza del numero 10. La svolta vera e propria è arrivata sotto la gestione di Lionel Scaloni: la vittoria della Copa América 2021 al Maracanã contro il Brasile ha spezzato un digiuno di titoli lungo 28 anni, aprendo la strada alla trionfale cavalcata della Finalissima e del Mondiale in Qatar nel 2022.
Il trionfo in Qatar e l'abbraccio finale a un idolo umanizzato
L'apoteosi del 20 dicembre 2022, con oltre cinque milioni di persone scese in strada a Buenos Aires per festeggiare i campioni del mondo, ha definitivamente chiuso ogni ferita. Negli ultimi mesi, attraversati da montagne russe emotive legate ai successi sul campo e al grave lutto personale per la scomparsa dell'amato padre Jorge, l'Argentina ha scoperto e abbracciato un Messi più umano, vulnerabile e vicino. Il saluto al pubblico del Monumental rappresenta il compimento di una storia d'amore travagliata ma dal finale perfetto: l'Argentina non solo ha smesso di dubitare del suo talento, ma lo ha elevato a divinità assoluta, regalandogli quell'affetto che per troppo tempo gli era stato negato.