24/02/26, 15:34
Laporta e la verità dietro l'addio di Messi e il caos Xavi
Joan Laporta pubblica il suo libro "Así salvamos al Barça", svelando retroscena inediti sulla mancata firma di Messi e le tensioni con Xavi e Koeman.

Il presidente del Barcellona, Joan Laporta (Shutterstock)
Il Barcellona torna al centro delle cronache non per i risultati sul campo, ma per le scottanti rivelazioni contenute nel nuovo libro di Joan Laporta, intitolato "Así salvamos al Barça". In vendita da questo martedì, l’opera offre uno sguardo privilegiato e senza filtri sugli ultimi cinque anni di presidenza, un periodo segnato da una crisi economica senza precedenti che ha costretto il club a decisioni drastiche e dolorose. Laporta ripercorre i momenti chiave, dalla gestione dei debiti alle riforme strutturali, dipingendo un quadro di un club che ha dovuto lottare per la propria sopravvivenza.
Il rimpianto Messi e il gelo con Jorge
Uno dei capitoli più intensi riguarda inevitabilmente Lionel Messi. Laporta rivela i dettagli della trattativa fallita per il rinnovo, parlando di un entourage del giocatore estremamente esigente. "Avevamo pensato a una soluzione creativa: un contratto a lungo termine con una prima fase al Barça e una seconda in prestito nella MLS per aggirare i paletti della Liga, ma non ci fu permesso", spiega il presidente. Il retroscena più amaro riguarda però il possibile ritorno dopo l'esperienza al PSG. Laporta racconta di aver ospitato Jorge Messi a casa sua e di aver inviato una bozza di contratto a cui non ricevette risposta per settimane: "Passa una settimana, due... un mese dopo, finalmente torna a casa mia e mi dice che hanno deciso di andare all'Inter Miami, dove non sarà sottoposto a così tanta pressione".
Da Koeman a Xavi: la gestione degli allenatori
Il libro non risparmia dettagli sui rapporti con i tecnici che si sono succeduti sulla panchina blaugrana. Laporta descrive con onestà il licenziamento di Ronald Koeman, a cui disse apertamente: "Sei una leggenda, ho pianto a Wembley per te, ma non sei il mio allenatore". Ancora più complessa è la ricostruzione del rapporto con Xavi Hernández. Laporta ricorda la famosa "cena del sushi" in cui Xavi promise di rendere la squadra campione al 100%, salvo poi dichiarare pubblicamente pochi giorni dopo che il club non sarebbe stato competitivo per altri due anni. Il presidente rivela anche un episodio singolare: Xavi che si presenta in ospedale "travestito con un cappellino" per convincerlo della sua dedizione, mentre contemporaneamente chiedeva a Deco di cedere numerosi giocatori della rosa.
Caso Negreira e lo stadio del futuro
In chiusura, Laporta affronta le questioni istituzionali più calde, a partire dal Caso Negreira. Il presidente difende il club con vigore, respingendo le accuse di corruzione arbitrale e contrattaccando il Real Madrid, accusato di aver influenzato le nomine degli arbitri per settant'anni. Infine, giustifica la scelta della ditta turca Limak per le opere del nuovo Camp Nou, spiegando che è stata preferita alle imprese spagnole per ragioni tecniche e per evitare "rischi politici" nazionali. Secondo Laporta, il processo di gara è stato un modello di trasparenza, fondamentale per garantire i finanziamenti necessari sul mercato statunitense.