La maledizione di Neymar: tra lacrime disperate e l'ultimo grande sogno Mondiale
La tormentata storia di Neymar con i Mondiali e la chiamata a sorpresa di Carlo Ancelotti per la rassegna in Nord America. L'ultima chance di riscatto per il fuoriclasse brasiliano.

Neymar sogna un mondiale da protagonista (Shutterstock)
Per Neymar Jr., il rapporto con la Coppa del Mondo è sempre stato sinonimo di una vera e propria tortura sportiva, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Tra gravi infortuni sul campo, colpi durissimi ricevuti dai difensori avversari e l'atroce delusione delle eliminazioni ai calci di rigore, il talento brasiliano ha vissuto momenti di autentica disperazione. "Sentivo che non potevo muovere i piedi, mi misi a piangere disperatamente", è il drammatico ricordo di una delle pagine più buie vissute con la maglia della Seleção. Nel pianeta-Neymar non c'è mai stato spazio per l'indifferenza: in una nazione che vive per il calcio come il Brasile, ogni suo passo falso è stato trattato come una catena perpetua.
La sorpresa di Ancelotti e l'ultimo salvagente
A 34 anni, la prossima rassegna iridata che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada si presenta per l'attaccante come l'ultimo, definitivo salvagente per agguantare la gloria eterna. Quando la sua parabola sembrava ormai in fase calante, il commissario tecnico Carlo Ancelotti ha sparigliato le carte, decidendo a sorpresa di includere Neymar nella lista dei convocati per blindare l'attacco verdeoro. L'allenatore italiano, scelto per domare un ambiente storicamente estremo ed esigente, potrebbe rivelarsi il perfetto "antidoto" contro la sfortuna che ha perseguitato il giocatore nelle passate edizioni.
Dai palcoscenici sfiorati al debutto shock del 2014
La storia d'amore e odio tra l'ex stella del Barcellona e il Mondiale affonda le sue radici nel lontano 2010. All'epoca, l'allora CT Dunga decise di non convocarlo per la spedizione in Sudafrica, resistendo alle fortissime pressioni popolari che chiedevano a gran voce l'inserimento del giovane talento del Santos al fianco di Ronaldinho. Il vero debutto è arrivato così nel 2014, nel Mondiale casalingo in Brasile. Quella che doveva essere la passerella perfetta per rimarginare la ferita storica del Maracanazo del 1500 era iniziata sotto i migliori auspici, con le doppiette rifilate a Croazia e Camerun, prima che i falli sistematici degli avversari – spesso non sanzionati dai direttori di gara – trasformassero il suo sogno in un incubo di lacrime. Ora, sotto la guida di Ancelotti, la caccia all'unico re del calcio brasiliano, Pelé, può finalmente ripartire per l'ultimo capitolo.