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27/02/26, 14:30

Il dilemma Tottenham: invincibile in Europa, in crisi nera in Premier League

Il Tottenham di Igor Tudor vive una stagione paradossale: brilla in Champions League ma rischia la retrocessione in campionato. Analisi del momento critico degli Spurs.

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Igor Tudor, allenatore del Tottenham (Shutterstock)

Il Tottenham di questa stagione sembra uscito dalle pagine di un romanzo di Robert Louis Stevenson: un vero Dr. Jekyll in campo internazionale e un terribile Mr. Hyde entro i confini nazionali. I numeri sono impietosi e fotografano una realtà difficile da decifrare: gli Spurs, attuali campioni in carica dell'Europa League, hanno collezionato più vittorie nelle coppe europee (12) che in Premier League (11) a partire da dicembre 2024. Se in Champions League la squadra ha dominato la fase a gironi chiudendo al quarto posto, in campionato la situazione è drammatica: un sedicesimo posto che scotta, con soli cinque punti di vantaggio sulla zona retrocessione.

L'era Tudor e il rebus tattico

Questa crisi profonda è già costata la panchina a Thomas Frank, sostituito di recente da Igor Tudor. Il tecnico croato, noto per la sua predilezione per la difesa a tre, sta cercando di trasformare l'assetto tattico dal 4-2-3-1 al 3-5-2, ma l'impatto iniziale è stato durissimo: una sconfitta per 1-4 nel derby contro l'Arsenal. A complicare i piani dell'ex allenatore di Marsiglia, Lazio e Juventus c'è una vera e propria emergenza infortuni. Le assenze pesanti di Pedro Porro e dell'azzurro Udogie privano la squadra dei suoi migliori cursori laterali, mentre il forfait di Maddison e le condizioni precari di Kudus, Bentancur e Kulusevski tolgono fantasia a una manovra che appare troppo spesso farraginosa e priva di inventiva.

Difesa sotto accusa e l'assenza di un vero "bomber"

Quello che doveva essere il punto di forza della squadra, la difesa, si sta rivelando il tallone d'Achille. Il "Cuti" Romero è finito al centro delle critiche per prestazioni non all'altezza, e anche Van de Ven fatica a ritrovare la forma migliore. Paradossalmente, i due centrali sono più efficaci nell'area avversaria che nella propria: con 7 e 6 gol rispettivamente, sono tra i migliori marcatori della squadra dopo Richarlison. Il vero problema, però, resta l'assenza di un erede credibile per il duo Kane-Son. Né Solanke, né Kolo Muani o il giovane Tel sono riusciti a imporsi come terminali offensivi affidabili, lasciando un Tottenham muscolare (guidato da Gallagher e Palhinha) ma tragicamente sterile negli ultimi trenta metri.