Fallimento VAR: la tecnologia che ha "rotto" il calcio e spento le emozioni
Dal rigore shock in Scozia alle polemiche in Premier League: perché il VAR nel 2026 ha tradito la promessa di "minima interferenza" diventando un problema sistemico.

Problemi con il Var in Premier League (ShutterStock)
Quando il VAR fu introdotto quasi dieci anni fa, la promessa dell’IFAB era chiara: "minima interferenza, massimo beneficio". L'obiettivo era eliminare gli scandali macroscopici, come i celebri falli di mano di Maradona o Henry, senza però intaccare il flusso e l'emozione del gioco. Tuttavia, giunti a maggio 2026, quella promessa appare come un macabro scherzo. Invece di risolvere le controversie, la tecnologia ne ha create di nuove e più complesse, trasformando il calcio in un prodotto giudicato al millimetro, dove ogni contatto viene vivisezionato perdendo di vista il senso sportivo.
Il caso Motherwell-Celtic: un rigore che riscrive il campionato
L'ultimo esempio di questo corto circuito tecnologico è avvenuto mercoledì notte a Fir Park. In una sfida decisiva per il titolo scozzese tra Motherwell e Celtic, un colpo di testa pulito di Sam Nicholson è stato trasformato dal VAR in un calcio di rigore per fallo di mano al 99° minuto. In era pre-VAR, nessuno avrebbe mai sognato di fischiare un'infrazione simile: il movimento era naturale, l'impatto evidente. Eppure, sotto la luce gelida dei replay al rallentatore, ogni fotogramma può essere manipolato per far apparire un fallo ciò che non lo è. Questo errore non ha solo deciso una partita, ma ha potenzialmente alterato l'esito di un intero campionato, scatenando l'ira del tecnico degli Hearts, Derek McInnes, che ha definito la decisione "disgustosa".
Leggi vecchie per un mondo troppo moderno
Il problema di fondo è che le regole del calcio, nate nel 1863, sono state scritte per essere interpretate dall'occhio umano in tempo reale. Il concetto di "stesso livello" nel fuorigioco o l'intenzionalità nel fallo di mano poggiavano su una comprensione comune e informale del gioco. Il VAR ha invece introdotto una "responsabilità oggettiva" millimetrica che le regole attuali non sono in grado di gestire. Gli arbitri in campo, consapevoli di avere un "occhio onnisciente" alle spalle, sembrano ormai riluttanti a prendere decisioni pesanti, delegando tutto alla sala video, come visto nei recenti casi di Tottenham e West Ham, dove episodi simili sono stati valutati con criteri opposti.
La morte dell'esultanza e l'unica soluzione possibile
Oltre agli errori tecnici, il danno più grande è quello emotivo. Il flusso del gioco è a brandelli e la gioia spontanea di un gol è stata sostituita da un'attesa ansiosa rivolta al maxischermo. I tifosi paganti vengono privati del momento culminante dello sport, costretti a discussioni infinite su trattenute o posizioni di fuorigioco impercettibili. Con la posta in palio sempre più alta alla fine della stagione 2025/26, le incongruenze del sistema sono diventate insostenibili. La sensazione è che il VAR non sia uno strumento di supporto, ma un virus che sta riscrivendo il calcio. Per molti, esiste ormai un'unica soluzione radicale: l'abolizione totale per restituire il gioco agli esseri umani e alle loro emozioni.