Chelsea, il fallimento di Rosenior: cronaca di un addio annunciato
L'esonero di Liam Rosenior segna l'ennesimo ribaltone in casa Chelsea. Analisi di un rapporto mai decollato tra mancanza di autorità, errori tattici e una società contestata.

Liam Rosenior ex allenatore del Chelsea (ShutterStock)
L'ultima conferenza stampa di Liam Rosenior è stata lo specchio di una stagione fallimentare. Dopo il pesante 3-0 subito contro il Brighton, l'ex tecnico dei Blues ha ammesso con disarmante onestà l'apparente distacco tra lui e lo spogliatoio. Quella di martedì è stata la quinta sconfitta consecutiva in campionato senza segnare nemmeno un gol, una striscia negativa che ha reso la sua posizione insostenibile agli occhi della dirigenza BlueCo. Il Chelsea, che sembrava aver perso la bussola già dopo l'eliminazione in Champions League contro il PSG, è apparso come una squadra priva di anima e, soprattutto, priva di fiducia nel proprio leader.
Un problema di autorità alla base
Il peccato originale dell'era Rosenior risiede probabilmente nella sua stessa nomina. A differenza di predecessori come Frank Lampard, protetto da una carriera da calciatore d'élite, o Enzo Maresca, forte della promozione con il Leicester e dell'apprendistato con Guardiola, Rosenior è arrivato a Stamford Bridge senza un pedigree vincente. Con un passato da calciatore onesto ma non eccelso e un'esperienza da allenatore limitata a club come Hull City e Strasburgo, il tecnico trentanovenne non ha mai avuto il carisma necessario per comandare il rispetto di uno spogliatoio composto da star internazionali e personalità ingombranti.
La tattica del rischio e il disastro difensivo
Il tentativo di Rosenior di imporre un gioco più energico e un sistema di marcatura a uomo radicale si è rivelato un boomerang. Se l'idea tattica era moderna e progressista, la sua applicazione pratica ha portato a una degradazione strutturale della difesa. Il Chelsea ha iniziato a concedere gol definiti "farseschi", perdendo quella solidità che l'anno precedente aveva garantito trofei e un posto tra le prime quattro. Senza i risultati a sostenerlo, il suo status di "uomo della proprietà" lo ha reso un bersaglio facile per i tifosi, che vedono in lui il simbolo di una gestione societaria (BlueCo) sempre più impopolare.
Responsabilità ai vertici: quale futuro per i Blues?
La colpa del fallimento non può ricadere interamente su Rosenior. La proprietà ha scommesso sul potenziale di un giovane tecnico in un momento di emergenza, dopo l'addio di Maresca a metà stagione, offrendogli un contratto di sei anni e mezzo che oggi appare quasi ridicolo. È il quarto anno della gestione BlueCo e il Chelsea si ritrova a cercare il suo quinto allenatore permanente. Per ricucire lo strappo con una tifoseria inferocita e uno spogliatoio disunito, la dirigenza dovrà ora puntare su una figura di comprovata esperienza e autorità, evitando di ripetere gli errori già commessi in passato con il progetto Graham Potter. Per Rosenior resta l'amarezza di un'occasione colta nel momento sbagliato, ma il tempo è dalla sua parte per ricostruirsi altrove.