Catastrofe Tottenham: la cronistoria di una stagione folle, tra esclusioni eccellenti e una salvezza da brividi

Il Tottenham evita la retrocessione in Championship solo all'ultima giornata. Riviviamo la folle stagione 2025/26 degli Spurs tra esoneri, infortuni e lo scandalo della tazza.

Immagine notizia

Igor Tudor, breve esperienza al Tottenham (ShutterStock)

La stagione 2025/26 del Tottenham è nata sotto i peggiori auspici, inaugurando una delle annate più deprimenti della storia recente del club. Nonostante la vittoria della scorsa Europa League a Bilbao avesse interrotto un digiuno di trofei lungo 17 anni e smentito la nomea di squadra "perdente", la dirigenza ha deciso a sorpresa di sollevare dall'incarico Ange Postecoglou, affidando la panchina a Thomas Frank. Il tecnico danese ha esordito in conferenza stampa con un raggelante "perderemo delle partite", impostando un tono di sfiducia che ha trovato immediato riscontro sul campo. Al debutto ufficiale in Supercoppa UEFA contro il Paris Saint-Germain, gli Spurs hanno sprecato due gol di vantaggio nei minuti finali, perdendo poi il trofeo ai calci di rigore. Le cose sono peggiorate sul mercato: il club ha prima assistito al blocco del trasferimento di Morgan Gibbs-White da parte del Nottingham Forest, e poi allo scacco subìto dai rivali storici dell'Arsenal, che hanno strappato l'altro grande obiettivo estivo, Eberechi Eze.

La maledizione degli infortuni flagella il reparto creativo

Le manovre di mercato erano state dettate da un'autentica tragedia sportiva: la rottura totale del legamento crociato anteriore (ACL) di James Maddison, avvenuta in un'amichevole pre-stagionale contro il Newcastle. Senza il proprio faro, orfani del lungodegente Dejan Kulusevski e privati della leggenda Heung-Min Son (ceduto in estate), gli Spurs si sono ritrovati privi di fantasia. L'acquisto record da 51 milioni di sterline, l'olandese Xavi Simons, ha faticato a integrarsi segnando il suo primo gol solo a dicembre, prima di arrendersi a sua volta alla sfortuna ad aprile, riportando anch'egli la rottura del crociato. Con ben 27 calciatori finiti in infermeria nel corso dell'anno, il Tottenham si è confermato come la squadra più martoriata della Premier League per il secondo anno consecutivo, evidenziando una gestione atletica e medica del tutto fallimentare.

L'addio shock di Daniel Levy e il baratro di novembre

A destabilizzare ulteriormente l'ambiente è arrivata, a inizio settembre, la notizia dell'addio di Daniel Levy, che ha rassegnato le dimissioni da presidente dopo quasi 25 anni di gestione. Nonostante i timori di una vendita del club, smentiti dalla holding di maggioranza ENIC, la squadra era riuscita a compattarsi temporaneamente, issandosi fino al terzo posto in classifica a fine ottobre. Da quel momento, però, è iniziato il tracollo. Novembre si è aperto con una pesante sconfitta casalinga contro il Chelsea tra i fischi del pubblico. Nel post-partita è andata in scena una vistosa spaccatura nello spogliatoio: i difensori Micky van de Ven e Djed Spence hanno palesemente ignorato la richiesta del tecnico Frank di andare ad applaudire i tifosi, tirando dritto verso gli spogliatoi. Pochi giorni dopo, l'Arsenal ha travolto gli Spurs per 4-1 con una tripletta del rimpianto Eze, mentre il ko interno con il Fulham ha reso l'atmosfera del Tottenham Hotspur Stadium del tutto tossica.

Lo scandalo della tazza dell'Arsenal e l'esonero di Frank

Il punto di non ritorno della gestione di Thomas Frank è stato toccato a inizio anno. Dopo un pareggio senza tiri in porta contro il Brentford, che ha scatenato i cori ironici dei sostenitori ospiti ("Boring, boring Tottenham"), gli Spurs sono naufragati sul campo del Bournemouth perdendo per 3-2. Poco prima del fischio d'inizio, le telecamere hanno inquadrato Frank mentre beveva da una tazza con il logo dell'Arsenal: un'immagine iconica che ha segnato la fine del rispetto da parte della tifoseria. A fine partita, diversi calciatori sono quasi venuti alle mani con i tifosi nel settore ospiti, e il capitano Cristian Romero ha pubblicato un duro attacco social contro le "bugie" dei vertici del club. La sconfitta interna contro il West Ham ha dato il via a una striscia di sei sconfitte consecutive (record negativo per il club), spingendo la dirigenza a esonerare finalmente il tecnico danese con la squadra a soli cinque punti dalla zona retrocessione.

Il disastro Igor Tudor e la gestione lampo di 44 giorni

La scelta del sostituto è caduta a sorpresa su Igor Tudor, chiamato a guidare il club fino al termine della stagione. L'avventura del tecnico croato, tuttavia, si è rivelata un fallimento totale, costellato da più cene di squadra che vittorie in campionato. Il suo debutto è coinciso con un umiliante 4-1 incassato nel derby con l'Arsenal, seguito dai ko contro Fulham e Crystal Palace. Persino l'ottavo di finale di Champions League contro l'Atletico Madrid si è trasformato in un incubo: un caotico 5-2 all'andata che ha visto il portiere Antonin Kinsky sostituito per disperazione dopo appena 17 minuti a causa di due clamorose papere. Tudor è diventato così il primo allenatore della storia degli Spurs a perdere le prime quattro partite di fila. Nonostante una vittoria al ritorno con l'Atletico (3-2) e un pareggio a Anfield, la netta sconfitta per 3-0 contro il Nottingham Forest ha convinto la dirigenza a esonerarlo durante la sosta di marzo, ponendo fine a un mandato disastroso durato appena 44 giorni.

De Zerbi firma l'impresa salvezza all'ultimo respiro

Il terzo allenatore della stagione, l'italiano Roberto De Zerbi, ha ereditato una situazione drammatica, complice il contemporaneo ingresso del club nella zona retrocessione. Dopo un inizio difficile, caratterizzato dal ko di Sunderland e da un pareggio beffa contro il Brighton a causa di un pasticcio difensivo al 95° minuto di Kevin Danso, il Tottenham ha finalmente trovato la svolta. La squadra ha centrato la prima vittoria del 2026 superando il Wolves per 1-0, per poi compiere l'impresa espugnando il campo dell'Aston Villa per 2-1. Nonostante i successivi passi falsi, le decisioni controverse del VAR e i regali difensivi di Mathys Tel contro il Leeds, il verdetto è rimasto aperto fino all'ultima giornata. Nel decisivo scontro finale contro un Everton già privo di motivazioni, la rete nel primo tempo di Joao Palhinha ha regalato l'1-0 fondamentale per mantenere la categoria. Il Tottenham chiude così al 17° posto con due punti di vantaggio sul West Ham: una salvezza che evita l'umiliazione della Championship, ma che costringerà De Zerbi a una profonda epurazione estiva per non ripetere un simile disastro.