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Caso Manchester City: l'immunità del presidente Khaldoon al-Mubarak intralcia le azioni legali

L'immunità diplomatica del presidente del Manchester City, Khaldoon al-Mubarak, rischia di bloccare le cause legali sulle presunte irregolarità finanziarie del club.

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Khaldoon al-Mubarak e Pep Guardiola (Shutterstock)

L'inchiesta sui presunti illeciti finanziari del Manchester City si arricchisce di un capitolo che travalica i confini del rettangolo di gioco per intrecciarsi con la diplomazia internazionale. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, il presidente emiratino dei Citizens, Khaldoon al-Mubarak, beneficia dell'immunità diplomatica concessagli dal governo britannico sei anni fa. Una tutela giuridica d'alto livello che rischia di rendere estremamente complessa qualsiasi azione legale o citazione in giudizio nei suoi confronti sul suolo inglese.

Lo scudo diplomatico a protezione del numero uno del City

La posizione di invulnerabilità garantita dal suo status protegge Khaldoon al-Mubarak da eventuali procedimenti penali e, nella stragrande maggioranza delle fattispecie, anche da cause di natura civile nel Regno Unito. Qualora le indagini della Commissione confermassero le accuse mosse dalla Premier League, gli avvocati evidenziano come sarebbe quasi impossibile intentare una causa personale contro il presidente nei tribunali britannici. La vicenda rischia inoltre di generare forti tensioni geopolitiche tra Londra e gli Emirati Arabi Uniti, considerando che al-Mubarak supervisiona un fondo sovrano d'investimento che garantisce impegni economici verso la Gran Bretagna per oltre 35 miliardi di euro.

L'impianto accusatorio della Premier: bilanci gonfiati per un miliardo

Al centro della complessa disputa legale vi è la tesi della Premier League, secondo cui il Manchester City avrebbe orchestrato accordi commerciali e contratti di sponsorizzazione fittizi per alterare sistematicamente la propria situazione finanziaria. L'accusa parla di un surplus artificiale negli introiti superiore a 1,05 miliardi di euro. Nello specifico, diversi partner commerciali avrebbero versato soltanto una quota limitata delle cifre dichiarate, mentre la parte rimanente sarebbe stata coperta direttamente dall'Abu Dhabi United Group (ADUG), la società proprietaria del club, aggirando così i vincoli imposti dal regolamento sul fair play finanziario.

La contromossa di Etihad e le rassicurazioni della dirigenza

Mentre diverse leggende del calcio inglese usano toni durissimi contro la condotta del club, la risposta delle parti coinvolte non si è fatta attendere. La compagnia aerea Etihad, principale sponsor della società di Manchester, ha respinto con fermezza tutte le addebiti formulati dalla Lega, annunciando di valutare azioni legali a propria tutela contro la Premier League. Parallelamente, la dirigenza del City, attraverso l'amministratore delegato Ferran Soriano, ha cercato di rassicurare dipendenti e tifosi definendo l'intero impianto accusatorio come una mera speculazione priva di fondamento.