17/03/26, 18:38
Calcio e diritti: il drammatico ritorno delle calciatrici iraniane dall'Australia
Tra minacce e coraggio, la maggior parte delle atlete rinuncia all'asilo per proteggere le famiglie, mentre due restano in clandestinità.

Crisi nel calcio femminile iraniano (Shutterstock)
La vicenda della nazionale di calcio femminile dell'Iran si arricchisce di un capitolo doloroso, segnato dalla paura e dal sacrificio personale. Dopo giorni di estrema tensione in Australia, la maggior parte delle giocatrici ha deciso di ritirare la propria richiesta di asilo politico per intraprendere il viaggio di ritorno verso il proprio Paese. Una scelta che appare tutto fuorché libera: dietro il passo indietro delle atlete si celerebbe una rete di pressioni e minacce trasversali esercitate dalle autorità di Teheran, capaci di colpire i beni delle calciatrici e, soprattutto, l'incolumità dei loro familiari rimasti in patria.
Il gesto di protesta e la morsa della repressione
Tutto ha avuto inizio durante il debutto nella Coppa d'Asia, quando le calciatrici hanno scelto di non cantare l'inno nazionale. Un atto di dissenso silenzioso ma potentissimo che ha fatto immediatamente il giro del mondo, scatenando però una reazione feroce in Iran, dove i media statali non hanno esitato a bollarle come "traditrici". Questo clima di ostilità ha trasformato un evento sportivo in una questione di sicurezza internazionale. Nonostante l'appoggio iniziale di sette calciatrici alla richiesta di protezione in Australia, cinque di loro hanno ceduto sotto il peso del timore di ritorsioni contro i propri cari, lasciando l'Australia per fare scalo a Kuala Lumpur in attesa di capire quale sarà il loro destino.
Le eccezioni del coraggio: Pasandideh e Ramezanisadeh
Mentre il gruppo principale affronta un futuro incerto, due calciatrici hanno deciso di non tornare indietro: si tratta di Pasandideh e Ramezanisadeh. Le due atlete si trovano attualmente in una località segreta sotto la protezione del governo australiano e della comunità iraniana locale. Per loro, il calcio rappresenta ancora una via di fuga e di speranza: il club Brisbane Roar ha già aperto le porte dei propri allenamenti, cercando di offrire un barlume di normalità. Un segnale di ottimismo è arrivato anche dai social, dove Pasandideh ha pubblicato uno scatto con Jill Ellis (dirigente FIFA), accompagnato dal messaggio "Tutto andrà bene", nonostante la complessità burocratica e politica definita "estremamente delicata" dal viceministro degli Esteri australiano, Matt Thistlethwaite.