Mondiali 2026, Van Dijk attacca la FIFA dopo lo sfogo di Klopp
Il capitano dell'Olanda Virgil van Dijk critica duramente le pause di idratazione obbligatorie ai Mondiali 2026, definendole "interruzioni pubblicitarie" sgradite ai tifosi.

Virgil van Dijk, difensore dell'Olanda (Shutterstock)
Il nuovo format dei Mondiali 2026 continua a far discutere, e questa volta al centro delle polemiche non ci sono i risultati sul campo, ma la gestione del tempo di gioco. L'introduzione delle pause di idratazione obbligatorie al 22° minuto di ogni tempo ha praticamente trasformato le partite di calcio in match da quattro quarti. Se da un lato questa novità offre ai commissari tecnici una preziosa finestra di tre minuti per riorganizzare le idee, dall'altro sta sollevando forti critiche da parte dei protagonisti più attesi. Dopo il duro sfogo televisivo di Jürgen Klopp, anche il capitano dell'Olanda Virgil van Dijk è uscito allo scoperto per contestare apertamente la misura della FIFA.
Il punto di vista dei tecnici: l'esempio di Nagelsmann
Per molti allenatori, queste interruzioni si sono rivelate una vera e propria manna dal cielo dal punto di vista strategico. Un esempio lampante è stato quello del commissario tecnico della Germania, Julian Nagelsmann, che ha sfruttato la lavagnetta tattica proprio durante il primo break del match stravinto per 7-1 contro Curaçao. "La pausa ci ha aiutato moltissimo a mostrare graficamente ai giocatori le correzioni che avevamo accennato a voce poco prima", ha spiegato il tecnico trentottenne. "Abbiamo rincuorato la squadra, spingendola a continuare con l'intensità mostrata nei primi venti metri di gara".
La dura critica di Van Dijk: "Sono solo spot pubblicitari"
Di tutt'altro avviso è Virgil van Dijk, diventato il primo calciatore in attività a schierarsi pubblicamente contro il nuovo regolamento. Intervenuto dopo il pareggio per 2-2 della sua Olanda contro il Giappone, il trentaquattrenne difensore del Liverpool ha usato parole taglienti: "Trovo queste pause d'idratazione alquanto curiose. Sto guardando quasi tutte le partite di questo Mondiale e queste interruzioni pubblicitarie sono qualcosa che proprio non sopporto. Credo che non sia affatto piacevole nemmeno per lo spettatore neutrale da casa". Il riferimento del capitano Oranje sposa la tesi di chi vede in questi break un pretesto commerciale per inserire spot televisivi a metà frazione.
Il muro della FIFA in nome della parità di condizioni
Secondo il centrale olandese, la decisione di fermare il gioco dovrebbe essere legata esclusivamente a fattori climatici reali e non a imposizioni fisse: "Penso che gli arbitri dovrebbero valutare di partita in partita, attivando la pausa solo in presenza di temperature estremamente calde". Una linea di pensiero che cozza con il protocollo rigido della federazione internazionale. La FIFA ha infatti blindato la norma sollevando questioni di equità sportiva, specificando che le interruzioni vengono predisposte tassativamente in ogni singolo incontro per garantire le medesime condizioni ambientali e di riposo a tutte le quarantotto nazionali del torneo, a prescindere dal fuso orario o dalla città ospitante.