Mondiali 2026, l'Iran attacca gli USA: "Trattati ingiustamente, è un disastro logistico"

Durissimo sfogo del CT dell'Iran Ghalenoei e del capitano Taremi ai Mondiali 2026: svelate le pesanti restrizioni di viaggio e i visti record imposti dagli Stati Uniti.

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L’Iran se la prende con gli Stati Uniti (ShutterStock)

Il cammino dell'Iran ai Mondiali 2026 si sta consumando in un clima di fortissima tensione geopolitica, ben oltre i confini del terreno di gioco. Al termine del match contro l'Egitto, il Commissario Tecnico Amir Ghalenoei ha lanciato pesantissime accuse contro gli Stati Uniti, paese co-ospitante della manifestazione, parlando di un trattamento "profondamente ingiusto" e chiedendo un intervento della FIFA per il futuro. A causa del conflitto internazionale che coinvolge l'Iran con gli USA e Israele, la squadra ha dovuto spostare il proprio quartier generale da Phoenix, in Arizona, alla città messicana di Tijuana. Le restrizioni sui visti sono state rigidissime: per le prime due partite disputate a Los Angeles, alla delegazione iraniana è stato permesso di entrare nel territorio statunitense solo il giorno prima della gara, con l'obbligo tassativo di ripartire la sera stessa, subito dopo il fischio finale.

Il fattore sfortuna e il dramma del VAR contro l'Egitto

Oltre alle enormi difficoltà logistiche, l'Iran ha dovuto fare i conti anche con una clamorosa beffa sportiva nell'ultima sfida del Gruppo G contro l'Egitto, terminata 1-1. Nei minuti di recupero, Shoja Khalilzadeh aveva scaricato in rete il pallone del possibile 2-1, un gol che avrebbe garantito la qualificazione automatica ai sedicesimi di finale scatenando il delirio dei tifosi sugli spalti di Seattle (dove le maglie delle restrizioni erano state parzialmente allentate consentendo l'arrivo due giorni prima). La gioia è stata però strozzata in gola dall'intervento del VAR, che ha annullato la marcatura per una posizione di fuorigioco. "Ho sempre pensato che fossimo una squadra oppressa dalle circostanze, ma dopo queste tre partite ho capito che siamo anche incredibilmente sfortunati", ha commentato amaramente Ghalenoei, la cui squadra si trova ora al sesto posto nella classifica delle migliori terze, in attesa dei verdetti degli ultimi gironi.

La protesta di Taremi: "Amiamo il Messico, ma questo non è professionismo"

A rincarare la dose ci ha pensato il capitano e leader della squadra, Mehdi Taremi, che senza giri di parole ha definito l'organizzazione del torneo "un totale disastro logistico" per la propria nazionale. L'obbligo di fare continuamente la spola con il Messico ha logorato fisicamente l'organico. "Com'è possibile che dobbiamo sempre tornare a Tijuana?", si è sfogato l'attaccante. "Adoriamo le persone del Messico, i residenti di Tijuana sono splendidi e umili, li amiamo. Ma noi siamo calciatori professionisti che giocano una competizione professionistica, tutto questo non è giusto". Sullo sfondo restano le parole del presidente della FIFA Gianni Infantino, che nei giorni scorsi aveva rivendicato i meriti diplomatici della federazione: "Molti dicevano che sarebbe stato impossibile far partecipare l'Iran. Io avevo promesso che ci sarebbero stati, e ci siamo riusciti nonostante circostanze che non potevamo influenzare".