Mondiali 2026, Guardiola e la finale: "Nessun tifo, ma so come la Spagna può battere l'Argentina"
Pep Guardiola analizza la finale dei Mondiali tra Spagna e Argentina e svela le chiavi tattiche per la vittoria delle Furie Rosse. Il retroscena sul futuro e la confessione su Klopp.

Pep Guardiola (Shutterstock)
Attualmente senza panchina dopo un ciclo leggendario e ricco di successi durato un decennio alla guida del Manchester City, Pep Guardiola è tornato a parlare in un'intervista concessa a OKX. Il tecnico di Santpedor ha analizzato l'attesissima finale della Coppa del Mondo 2026 che vedrà di fronte la Spagna e l'Argentina, rivelando però di vivere il torneo con totale distacco emotivo per quanto riguarda le bandiere: "Al Mondiale non sostengo una nazionale in particolare" — ha ammesso l'allenatore cinquantacinquenne — "Seguo piuttosto le squadre in cui militano calciatori che apprezzo, con cui ho lavorato o giocato, e sono felice di fare il tifo per loro. Se vince l'Argentina sono contento per i giocatori che conosco; lo stesso vale per la Francia o per il Portogallo, di cui mi ha impressionato l'intesa tra alcuni singoli".
Le chiavi tattiche di Pep per la finale: il fattore Rodri e la stella Lamine Yamal
Entrando nel dettaglio della finalissima, Guardiola ha tracciato la strada che potrebbe permettere alla Spagna di Luis de la Fuente di superare l'Albiceleste, individuando i veri punti di forza delle Furie Rosse. "Se Rodri riuscirà a esprimere il suo reale livello a centrocampo insieme a Pedri, e se Lamine Yamal sarà al massimo della forma, la Spagna potrà davvero fare la differenza" — ha spiegato l'ex tecnico del Barcellona —. Su Yamal, in particolare, Pep ha speso parole di grande ammirazione: "Lamine è arrivato al torneo un po' in ritardo di condizione a causa dei recenti infortuni. Tuttavia, considerando la sua giovanissima età, ha una capacità incredibile di gestire la pressione ed è un giocatore in grado di decidere una finale da solo con una singola giocata".
Il futuro e l'ombra del City: "Un giorno tornerò all'Etihad"
Lontano dai riflettori e dalle pressioni quotidiane del campo, Guardiola si dice rigenerato da questo periodo di pausa: "Ho iniziato ad allenare a 37 anni a Barcellona e ora ne ho 56. Sentivo il bisogno di staccare e fare cose nuove. In questo momento mi trovo molto bene così". Nonostante la felicità per la sua attuale vita lontano dal rettangolo verde, Pep non ha escluso un clamoroso ritorno sulla panchina dei Citizens in futuro: "Un giorno, senza dubbio, tornerò all'Etihad Stadium. Ma adesso preferisco stare dietro le quinte. Se avranno bisogno di me, io ci sarò".
Quella "follia" chiamata Klopp: "Il rivale più grande della mia carriera"
Nell'intervista non è mancato un passaggio nostalgico e colmo di stima dedicato alle grandi battaglie tattiche che hanno segnato l'ultimo decennio della Premier League. Guardiola ha voluto rendere omaggio a quello che considera il suo avversario più ostico di sempre, Jürgen Klopp. "Jürgen è stato in assoluto il più grande rivale della mia carriera" — ha confessato Pep con un sorriso — "Questo tizio era capace di cambiare sistema di gioco ogni venti minuti durante la partita. Mi faceva impazzire in panchina".