Mondiali 2026, faida infinita: Haaland sfida l'Inghilterra mentre si riaccende lo scontro con Roy Keane

Inghilterra-Norvegia riaccende la faida tra Erling Haaland e Roy Keane. Dai duri attacchi in TV del leggendario capitano dello United fino al drammatico precedente con Alf-Inge.

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Erling Haaland (Shutterstock)

La vigilia del quarto di finale dei Mondiali tra Inghilterra e Norvegia è interamente catalizzata dal nome di Erling Haaland. L'attaccante del Manchester City sta trascinando la sua nazionale con un debutto mondiale da sogno, impreziosito da ben sette gol in cinque partite. Se i tre leoni vogliono un posto in semifinale, limitare il gigante scandinavo sarà la priorità assoluta. Ma oltre alle questioni di campo, a infiammare l'atmosfera oltremanica è il ritorno sotto i riflettori di una delle rivalità più aspre e longeve del calcio moderno: quella tra il bomber norvegese e la leggenda del Manchester United, Roy Keane, oggi opinionista televisivo per l'emittente ITV.

Dalla "League Two" al "ragazzino viziato": gli attacchi di Keane

La tensione verbale tra i due è riesplosa con forza durante l'ultima stagione di Premier League. Keane non ha mai risparmiato critiche feroci al numero nove del City. Dopo un pareggio a reti bianche contro l'Arsenal, l'ex capitano dei Red Devils stupì il pubblico definendo i movimenti e il gioco generale di Haaland "ai livelli di un calciatore di League Two" (la quarta serie inglese), pur riconoscendolo come il miglior finalizzatore al mondo. Poche settimane dopo, in seguito a una sostituzione mal digerita dal bomber contro il Wolves nonostante una quaterna a referto, Keane rincarò la dose in diretta TV: "Si è comportato come un ragazzino viziato. Ma poiché il City vince e lui segna, tutti fanno finta di dimenticarsene". Critiche pesanti che spinsero persino Pep Guardiola a scendere pubblicamente in campo per difendere il proprio centravanti.

La replica gelida di Erling: "Non mi importa di quell'uomo"

Per settimane Haaland ha scelto la via del silenzio, preferendo far parlare i gol sul terreno di gioco. La risposta definitiva è arrivata solo dopo la valanga di reti segnate contro il Wolverhampton, quando i microfoni di ViaPlay lo hanno incalzato sulle continue provocazioni dell'opinionista irlandese. La replica del centravanti della Norvegia è stata fulminea e decisamente sprezzante: "Non mi importa assolutamente nulla di quell'uomo, quindi per me va bene così". Una battuta secca per liquidare la questione e dimostrare come la sua totale concentrazione sia rivolta unicamente ai traguardi sportivi, rifiutando di farsi distrarre dai veleni mediatici.

Una faida familiare nata dal fallaccio su papà Alf-Inge

Il disprezzo reciproco tra Haaland e Keane non è una semplice scaramuccia da studio televisivo, ma affonda le sue radici in una storia familiare drammatica vecchia di venticinque anni. Tutto ebbe inizio nel 1997, quando Alf-Inge Haaland (padre di Erling), all'epoca al Leeds, accusò Keane di simulare dopo un contatto in area di rigore; l'irlandese, in realtà, si era appena rotto i legamenti crociati. La vendetta di Keane arrivò implacabile quattro anni più tardi, nel 2001, durante un accesissimo derby di Manchester: un agghiacciante fallo intenzionale all'altezza del ginocchio che costò a Keane il cartellino rosso diretto ed è tuttora ricordato come uno dei momenti più brutali della storia della Premier League. Lo stesso Keane ammise anni dopo nella sua autobiografia che quel tackle mirava deliberatamente a fare del male al difensore norvegese. Un cerchio d'odio che oggi, sul palcoscenico del Mondiale, aggiunge un inevitabile carico di elettricità alla sfida.