Mondiali 2026, l'Inghilterra torna all'Azteca 40 anni dopo Maradona
Clamoroso intreccio ai Mondiali 2026: l'Inghilterra torna nello stadio di Città del Messico per gli ottavi di finale. È la prima volta dal mitico e traumatico match del 1986 contro Maradona.

Jude Bellingham, centravanti dell’Inghilterra (ShutterStock)
I Mondiali 2026 continuano a regalare incroci suggestivi e ricchi di fascino storico. Il prossimo venerdì, l'Inghilterra sfiderà i padroni di casa del Messico negli ottavi di finale in un match da dentro o fuori che mette in palio un pass per i quarti di finale. Al di là del valore sportivo, a catturare l'attenzione di tutti è il teatro scelto per la sfida: lo Stadio Città del México, universalmente noto con il suo storico nome di Stadio Azteca. I britannici non mettevano piede in questo impianto dal 22 giugno 1986, il giorno in cui Diego Armando Maradona firmò la doppietta più famosa della storia del calcio tra la "Mano de Dios" e il "Gol del Secolo". Per il popolo inglese, rimettere piede in quell'arena significa risvegliare uno dei traumi sportivi più grandi di sempre, a esattamente quarant'anni di distanza.
I ricordi di un pomeriggio leggendario
Quella storica domenica del 1986 cambiò per sempre la storia dei Mondiali. Nonostante la ferita sia ancora aperta nella memoria collettiva dei tifosi inglesi, i protagonisti di quel match hanno saputo col tempo riconoscere la grandezza dell'avversario. "Ci ingannò con la mano superando l'arbitro e gli assistenti, ma subito dopo realizzò quello che probabilmente resta il gol più bello mai visto in una Coppa del Mondo", ha ricordato l'ex centrocampista Glenn Hoddle. Anche Gary Lineker, capocannoniere di quel torneo con 6 reti e autore del gol della bandiera in quella sconfitta per 2-1 (spesso dimenticata nel mito del 2-0), ha confessato il suo debole per il Diez: "Ci ha imbrogliato, ma l'ho perdonato. Maradona è stato il migliore della nostra epoca, ciò che faceva in campo era pura magia".
Una nuova generazione per scacciare i fantasmi
Nessuno dei 26 calciatori oggi convocati dal CT Thomas Tuchel (che all'epoca era solo un bambino di 12 anni in Germania) era ancora nato in quel lontano 1986. Nemmeno il capitano Harry Kane, trascinatore assoluto e autore della doppietta decisiva che ha permesso all'Inghilterra di superare la Repubblica Democratica del Congo nei sedicesimi di finale. Toccherà a questo gruppo giovane e ambizioso il compito di scacciare i fantasmi del passato e chiudere una ferita storica proprio contro il Messico di Javier Aguirre, spinto dall'entusiasmo della marea di tifosi che ha invaso le strade della capitale dopo il successo sull'Ecuador. Chi vincerà questa sfida ad altissimo budget emotivo troverà ai quarti la vincente del match tra Brasile e Norvegia, mentre per i messicani un successo vorrebbe dire tornare tra le prime otto del mondo per la prima volta proprio dal 1986.