Mondiali 2026, largo ai giovani: i 5 talenti emergenti che stanno rubando la scena a Messi e Ronaldo
Ai Mondiali 2026 la nuova generazione di talenti ruba la scena ai veterani. Da Bouaddi a Irankunda, ecco le cinque stelle nate nei gironi.

Johan Manzambi, una delle giovani stelle dei Mondiali (ShutterStock)
I Mondiali 2026 non saranno ricordati solo per le ultime fiammate di leggende viventi come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Negli Stati Uniti, in Messico e in Canada, la vera notizia è l'impatto di una nuova, sfrontata generazione: su 85 calciatori convocati con un'età pari o inferiore ai 21 anni, moltissimi stanno giocando senza un briciolo di paura. Tra i record storici già infranti, spicca il senegalese Ibrahim Mbaye (18 anni e 143 giorni), diventato il quarto marcatore più giovane nella storia della Coppa del Mondo. Cinque giorni dopo è toccato alla stella spagnola Lamine Yamal incidere il proprio nome nel 4-0 contro l'Arabia Saudita a 18 anni e 343 giorni, mentre il messicano Gilberto Mora, a soli 17 anni e 240 giorni, è diventato il più giovane di sempre a rappresentare una nazione ospitante. Ma oltre ai volti già noti, la fase a gironi ha consacrato cinque insospettabili gemme.
Ayyoub Bouaddi e Yan Diomandé: i re del centrocampo
Il Marocco ha trovato in Ayyoub Bouaddi (18 anni) un autentico professore della mediana. Il gioiello del Lilla, al debutto contro il Brasile, ha completato 66 passaggi, diventando il secondo giocatore più giovane del secolo a superare quota 50 in un singolo match mondiale, guadagnandosi i complimenti pubblici dell'ex capitano inglese Alan Shearer.
Poco più in là, la Costa d'Avorio si gode la storica prima qualificazione alla fase a eliminazione diretta grazie a Yan Diomandé (19 anni). Il talento dell'RB Lipsia, già finito nel mirino di PSG e Liverpool, ha incantato tutti con i suoi dribbling fulminanti, creando ben cinque occasioni da gol nel match contro l'Ecuador. "Quello che sa fare è già memorizzato nel disco rigido della mia testa", ha commentato estasiato l'allenatore Thomas Frank.
Johan Manzambi: il bomber svizzero che riscrive la storia
La Svizzera ha scoperto una risorsa d'oro in Johan Manzambi (20 anni). Cresciuto con il mito di Manuel Neuer – dato che da bambino giocava come portiere – si è trasformato in un centrocampista offensivo letale. Subentrato al 71° minuto nella sfida contro la Bosnia-Erzegovina sul punteggio di 0-0, Manzambi ha siglato una doppietta nel 4-1 finale, diventando il più giovane subentrato a segnare due o più gol in una partita nella storia della Coppa del Mondo. Con 3 reti e un assist nel girone, il classe 2005 è entrato in un club esclusivo: in questo secolo, solo Kylian Mbappé nel 2018 e Thomas Müller nel 2010 erano riusciti a determinare così tante marcature a meno di 21 anni.
Kerim Alajbegovic: il cecchino bosniaco che ha superato Mbappé
Nonostante la dura sconfitta subita contro la Svizzera, la Bosnia-Erzegovina festeggia il passaggio del turno anche grazie alle magie di Kerim Alajbegovic (18 anni). Il trequartista, nell'ultima stagione al Salisburgo, ha sbloccato la partita contro il Qatar con un bolide dalla distanza, diventando a 18 anni e 276 giorni il più giovane calciatore dal 1966 a segnare un gol da fuori area in un Mondiale, strappando il primato proprio a Mbappé. Nella vittoria per 3-1 contro i qatarioti, Alajbegovic è stato letteralmente dominante: maggior numero di duelli ingaggiati (17) e vinti (10), record di dribbling riusciti (6) e ben due occasioni create, trascinando i suoi verso l'ottavo di finale contro gli Stati Uniti.
Nestory Irankunda: dal campo profughi alla gloria mondiale
La favola più toccante del torneo porta il nome di Nestory Irankunda (20 anni), autore del gol che ha aperto le marcature nel 2-0 dell'Australia contro la Turchia. Irankunda è diventato il più giovane marcatore della storia dei Socceroos ai Mondiali, festeggiando la rete con un tributo alla leggenda Tim Cahill. Per l'esterno d'attacco – oggi di proprietà del Watford, che lo ha prelevato dal Bayern Monaco – si tratta del coronamento di un viaggio incredibile: è nato nel 2006 in un campo profughi in Tanzania, dove i genitori burundesi erano fuggiti a causa della guerra civile. "È irreale, un sogno che si avvera", ha dichiarato il giovane dopo il match, dimostrando che il calcio sa ancora regalare le storie più belle.