Mondiali 2026, il riscatto dell'Africa: dominio totale sui gironi, mentre l'Asia va in crisi
Clamoroso verdetto ai Mondiali 2026: 9 nazionali africane su 10 superano la fase a gironi. Fallimento storico per l'Asia, che rassegna le dimissioni dei primi CT.

Achraf Hakimi, giocatore del Marocco (ShutterStock)
La trasformazione del calcio africano sul palcoscenico mondiale si sta rivelando meteorica. Se nel 2018 in Russia nessuna delle cinque squadre africane era riuscita a superare la fase a gironi (collezionando appena 3 vittorie su 15 partite), l'edizione dei Mondiali 2026 si sta trasformando nel manifesto del successo del progetto di espansione voluto da Gianni Infantino. Delle dieci nazionali africane qualificate al torneo in Nord America, ben nove hanno strappato il pass per i sedicesimi di finale. Solo la Tunisia ha fallito l'obiettivo, mentre Capo Verde, Egitto, Costa d'Avorio, Marocco e Sudafrica sono passate come seconde, affiancate da Algeria, RD Congo, Ghana e Senegal, promosse tra le migliori terze.
Il modello Marocco come esempio globale
La rinascita del continente ha radici profonde e trova la sua ispirazione nel progetto a lungo termine della federazione marocchina. Dopo aver raggiunto una storica semifinale a Qatar 2022, il Marocco ha tracciato una vera e propria mappa del successo basata su investimenti strutturali nei settori giovanili e nelle accademie. Come spiegato dall'ex capitano della Nigeria, William Troost-Ekong, i marocchini non hanno investito solo denaro, ma tempo e idee chiare, raccogliendo i frutti della continuità tra le varie selezioni d'età. Oggi i Leoni dell'Atlante occupano il sesto posto nel ranking FIFA (un gradino sopra l'Olanda, loro prossima avversaria ai sedicesimi) e non sono più considerati una sorpresa, bensì i favoriti del blocco africano.
Il tabellone e le grandi sfide della fase a eliminazione diretta
Il nuovo format del torneo, che prevede ben 32 squadre nella prima fase a eliminazione diretta, apre scenari affascinanti ma complessi per le rappresentanti della CAF. Se il Sudafrica ha già salutato la competizione cedendo nel finale contro i padroni di casa del Canada, le speranze africane restano altissime nell'altro lato del tabellone. L'Algeria si prepara ad affrontare la Svizzera a Vancouver, mentre il Ghana sfiderà la Colombia: un doppio incrocio che potrebbe regalare un clamoroso derby tutto africano negli ottavi di finale. La strada verso le semifinali resta impervia, poiché le quattro grandi potenze del torneo – Argentina, Inghilterra, Francia e Spagna – sono state collocate in sezioni strategiche del tabellone, costringendo le africane a veri e propri miracoli sportivi nei turni successivi.
Il crollo dell'Asia e il fallimento della Corea del Sud
Se l'Africa celebra un trionfo geopolitico e sportivo, l'Asia (AFC) si trova a fare i conti con un bilancio fallimentare. Su nove nazioni asiatiche partecipanti, solo due – Australia e Giappone – sono riuscite a superare i gironi, a fronte delle tre che si erano qualificate quattro anni fa. I numeri sono impietosi: l'Asia ha raccolto appena 3 vittorie in 27 partite totali. Nei cinque scontri diretti decisivi tra Africa e Asia nell'ultimo turno, le squadre asiatiche non hanno ottenuto nemmeno un successo. Il fallimento più rumoroso è stato quello della Corea del Sud, eliminata a sorpresa dal Sudafrica. Il disastro ha provocato una crisi istituzionale a Seul, con il presidente Lee Jae Myung che ha chiesto un'indagine formale sulla gestione della squadra e il commissario tecnico Hong Myung-bo che ha rassegnato le dimissioni immediate.
Il fattore Europa: l'abisso strutturale tra i due continenti
Il divario emerso durante il torneo trova una spiegazione logica nel livello di competitività dei singoli calciatori nei club d'appartenenza. Il CT della Giordania, Jamal Sellami, ha evidenziato come i giocatori africani militino stabilmente nei principali campionati europei. Ad esempio, il Marocco vanta ben 20 calciatori su 26 tesserati in Europa (di cui 15 nei top cinque campionati), mentre la RD Congo ne conta 24. Al contrario, le nazionali asiatiche di seconda fascia faticano a esportare talenti: la Giordania ha un solo giocatore in Europa, mentre Iraq e Uzbekistan ne hanno tre. Anche se le potenze asiatiche come Giappone (23), Australia (16) e Corea del Sud (15) mantengono standard alti, il resto del continente mostra un divario immenso che la confederazione asiatica sarà costretta a colmare per rimanere competitiva nei futuri Mondiali extra-large.