Mondiali 2026, follia Hincapié: espulso con rosso diretto per la "Legge Vinicius"

Clamoroso ai Mondiali 2026: il difensore dell'Ecuador Piero Hincapié è stato espulso contro il Messico per essersi coperto la bocca nel parlare con un avversario.

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Piero Hincapie, difensore dell’Ecuador (ShutterStock)

I sedicesimi di finale dei Mondiali 2026 non hanno sancito soltanto l'eliminazione dell'Ecuador, battuto 2-0 da un solido Messico, ma hanno anche registrato un nuovo, storico capitolo nell'applicazione del regolamento FIFA. Al minuto 94 della sfida, il difensore ecuadoriano in forza all'Arsenal, Piero Hincapié, è stato espulso con un cartellino rosso diretto dall'arbitro sloveno Slavko Vincic. Il motivo? Non un fallo violento o un grave contrasto di gioco, bensì il gesto di coprirsi la bocca con la mano mentre si rivolgeva all'attaccante messicano Santiago Giménez. Richiamato dal VAR a visionare le immagini a bordo campo, il direttore di gara non ha avuto esitazioni nell'applicare alla lettera la neonata normativa anti-discriminazione.

Cos'è la "Legge Vinicius" e perché è nata

Piero Hincapié è il secondo calciatore in assoluto a subire questa severa sanzione nel corso di questo Mondiale, seguendo le impronte del paraguaiano Miguel Almirón, espulso per la stessa identica ragione durante il match contro la Turchia. Questa regola, ribattezzata dai media "Legge Vinicius" (o "Legge Prestianni"), è stata approvata all'unanimità dalla FIFA nell'aprile del 2026 a Vancouver, con l'obiettivo di ripulire il calcio dai comportamenti antisportivi occulti. La norma è nata a seguito del clamoroso polverone internazionale sollevatosi durante una sfida di Champions League tra il Real Madrid e il Benfica: in quell'occasione, il giocatore del club portoghese Gianluca Prestianni si coprì la bocca per rivolgere insulti discriminatori e omofobi a Vinicius Jr. Da lì la decisione della UEFA di usare il pugno di ferro e la successiva introduzione della regola globale da parte della FIFA, per stanare chiunque provi a nascondere insulti o frasi offensive dietro il paravento di una mano.