Mondiali 2026, caos Tunisia: 8 giocatori positivi al doping e di nuovo senza ct

Profonda crisi per la Tunisia dopo l'eliminazione dal Mondiale 2026: scoppia lo scandalo per otto casi di positività al clenbuterolo e il CT Hervé Renard si dimette.

Immagine notizia

Hervé Renard, addio alla Tunisia (Shutterstock)

Il peggio sembrava essere passato per la Tunisia con l'eliminazione sul campo dal Mondiale 2026, dove la squadra ha rimediato tre sconfitte consecutive confermandosi tra le peggiori del torneo. Invece, l'uscita di scena ha fatto da preludio a una crisi istituzionale e sportiva senza precedenti. Secondo quanto rivelato dal quotidiano britannico Daily Mail, ben otto calciatori della rosa della nazionale africana sono risultati positivi al clenbuterolo nei test antidoping effettuati durante la competizione. La sostanza in questione, severamente vietata dalla WADA (Agenzia Mondiale Antidoping), è nota negli ambienti scientifici per i suoi effetti anabolizzanti e per la capacità di ridurre il grasso corporeo. I club di appartenenza dei giocatori sono già stati informati dei risultati dei test, anche se l'identità degli atleti coinvolti è tuttora coperta da riservatezza.

L'ipotesi della carne contaminata in Messico

Nonostante il forte sconcerto iniziale all'interno della delegazione tunisina, le prime indagini preliminari sembrano allontanare lo spettro di un'assunzione deliberata da parte del gruppo. La principale linea difensiva si concentra sulla tesi della contaminazione alimentare accidentale: i calciatori avrebbero infatti ingerito carne contaminata durante il ritiro pre-campionato e nel corso della permanenza in Messico. Non si tratta di uno scenario inedito: un celebre precedente risale alla Gold Cup del 2011, quando cinque calciatori del Messico risultarono positivi alla medesima sostanza per aver consumato carne bovina agli ormoni, venendo poi completamente scagionati dalle autorità calcistiche. Se la contaminazione accidentale venisse confermata anche in questo caso, il protocollo WADA eviterà alla Tunisia e ai suoi tesserati pesanti sanzioni sportive.

Il record di Renard: dimissioni dopo appena 18 giorni

Alle problematiche extra-campo si è aggiunto un durissimo colpo sul piano prettamente tecnico. Il commissario tecnico francese Hervé Renard ha rassegnato le proprie dimissioni, ponendo fine al suo mandato dopo soli 18 giorni e due partite alla guida della squadra. Renard era subentrato in corsa durante il torneo al posto dell'esonerato Sabri Lamouchi (licenziato in tronco dopo il pesante 5-1 subito all'esordio contro la Svezia). La missione del tecnico francese era quella di risollevare le sorti del gruppo in tempi record sfruttando la sua grande esperienza nel calcio africano, ma l'impatto non ha portato la svolta sperata: la Tunisia ha perso sia contro il Giappone per 4-0 sia contro l'Olanda per 3-1. Sancita l'eliminazione matematica, l'allenatore ha esercitato la clausola contrattuale di recesso ed è sceso dalla panchina.

Instabilità cronica: sette allenatori in due anni

Prima di lasciare il ritiro, Renard ha affidato ai propri canali social un messaggio di commiato, ringraziando la Federazione tunisina per la storica opportunità di guidare le "Aquile di Cartagine" nella rassegna iridata e augurando al Paese i migliori successi futuri. Le dimissioni lampo del tecnico transalpino mettono però a nudo la profonda fragilità strutturale che affligge la gestione del calcio tunisino. Dall'addio dello storico CT Jalel Kadri, avvenuto all'inizio del 2024, sulla panchina della nazionale si sono succeduti ben sette allenatori diversi tra incarichi formali e ruoli ad interim. Una costante instabilità tecnica e societaria che ha finito inevitabilmente per riflettersi sulle prestazioni sul rettangolo verde.