Allarme meteo ai Mondiali 2026: come i temporali e i fulmini rischiano di stravolgere le partite

I Mondiali 2026 negli Stati Uniti, Messico e Canada fanno i conti con la stagione delle tempeste elettriche. Le rigide regole FIFA e i rischi di rinvio per i match.

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La Coppa del Mondo negli Stati Uniti (ShutterStock)

L'ombra dei cambiamenti climatici e del meteo estremo si allunga minacciosa sui Mondiali del 2026. La rassegna iridata, co-organizzata da Stati Uniti, Canada e Mezzico, si disputerà infatti nel picco della stagione dei temporali in diverse città ospitanti. Non si tratta di un timore infondato: la scorsa estate, durante l'ottavo di finale del Mondiale per Club a Charlotte tra Chelsea e Benfica, la partita è stata sospesa all'86° minuto a causa del rilevamento di fulmini nella zona. Tra l'interruzione, l'attesa nei corridoi e la ripresa, il match è durato complessivamente ben quattro ore e trentotto minuti, scatenando la furia del tecnico dei Blues Enzo Maresca: "È uno scherzo, questo non è calcio". Quello fu solo uno dei sei match sospesi per tempeste elettriche in quel torneo, un copione che rischia seriamente di ripetersi nelle prossime settimane.

La regola delle 8 miglia: come funzionano le interruzioni forzate

A differenza di quanto avviene in Europa, lo sport negli Stati Uniti è storicamente abituato a fermarsi per ragioni meteorologiche. La FIFA non avrà potere decisionale autonomo, ma dovrà piegarsi alle rigide direttive delle autorità locali, nello specifico alle linee guida della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). Il regolamento prevede che se un fulmine viene rilevato entro un raggio di 8 miglia (circa 13 chilometri) dallo stadio, l'incontro deve essere immediatamente interrotto. A quel punto scatta un conto alla rovescia obbligatorio di 30 minuti: ogni volta che un nuovo fulmine cade all'interno del raggio di sicurezza, il cronometro si azzera, facendo ripartire il countdown da capo. Nel frattempo, i calciatori devono rifugiarsi negli spogliatoi e i tifosi abbandonare gli spalti per cercare un riparo coperto.

Stadi a rischio e soluzioni logistiche: i piani per i gironi e i playoff

Le città più esposte a questo genere di interruzioni si trovano principalmente nel sud-est degli Stati Uniti e nella regione del Golfo del Messico, come Atlanta, Boston, Dallas, Houston, Kansas City, Miami e New Jersey, oltre a Città del Messico e Monterrey. Impianti come quelli di Atlanta, Dallas e Houston dispongono di tetti fissi o retrattili in grado di mitigare l'impatto, tant'è che l'esordio dell'Inghilterra contro la Croazia a Dallas si giocherà al chiuso. Discorso diverso per le successive sfide dei tre leoni a Boston e nel New Jersey, o per tutte le tre partite della Scozia (divisa tra Boston e Miami), fortemente a rischio stop. Se una partita dovesse essere definitivamente sospesa, il regolamento FIFA prevede che venga ripresa il giorno successivo dal minuto esatto dell'interruzione. Il vero rompicapo logistico riguarderà le gare finali dei gironi, che dovrebbero giocarsi in contemporanea: se un match si ferma, la FIFA dovrà congelare anche l'altro?

Dal caldo record del 1994 alla crisi climatica di oggi

Molti appassionati ricordano che durante i Mondiali statunitensi del 1994 si giocarono partite in condizioni di caldo infernale senza alcuna interruzione. A Orlando, durante Irlanda-Messico, la temperatura percepita a livello del campo sfiorò i 49°C e l'allora CT irlandese Jack Charlton andò su tutte le furie perché la FIFA vietava persino i rifornimenti d'acqua in campo. Perché allora non ci furono stop e oggi sì? La risposta risiede in due fattori: da un lato, la crisi climatica ha surriscaldato l'aria aumentando l'umidità e rendendo i temporali odierni molto più frequenti e violenti rispetto a trent'anni fa (le tempeste elettriche sono quattro volte più comuni in Nord America che in Europa). Dall'altro, nei primi anni 2000 sono nati protocolli scientifici rigorosi per la sicurezza, come la regola del "quando il tuono ruggisce, vai al chiuso", supportati da tecnologie di geolocalizzazione dei fulmini così sofisticate da non richiedere più l'avvistamento visivo per far scattare l'allarme.