Mondiali 2026, l'undici della resilienza: la Spagna di De la Fuente vola ai Mondiali tra record e storie di riscatto

Luis de la Fuente ha trovato la sua Spagna ideale ai Mondiali 2026. Un gruppo unito da record storici e straordinarie storie di superamento personale.

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Luis de la Fuente, commissario tecnico della Spagna (Shutterstock)

Luis de la Fuente ha trovato l'undici d'oro per la sua Spagna ai Mondiali 2026. Nelle cinque partite disputate finora, il commissario tecnico ha schierato per ben tre volte la stessa formazione titolare: la formula perfetta che ha travolto l'Arabia Saudita (4-0), l'Austria (3-0) e che ha guidato le Furie Rosse fino ai quarti di finale. Dietro questo blocco granitico, tuttavia, non ci sono solo scelte tattiche, ma storie umane profonde. Ogni singolo giocatore di questo undici ideale porta con sé un percorso di superamento personale e di forte resilienza, incarnando alla perfezione la filosofia del proprio allenatore.

La muraglia difensiva: record storici e scommesse vinte

La porta della Spagna è blindata da un Unai Simón da record: il portiere basco è entrato nella storia della Coppa del Mondo per il maggior numero di minuti consecutivi senza subire reti (559), superando ogni critica e la concorrenza interna. Davanti a lui, la linea difensiva è un manifesto di riscatto. Pedro Porro, arrivato come riserva di Llorente dopo l'esordio da incubo contro la Georgia, si è preso la fascia destra con una grinta formidabile. Al centro, il diciannovenne Pau Cubarsí sta incantando il mondo per maturità e lettura del gioco, cancellando l'amarezza per la mancata convocazione all'ultimo Europeo. Accanto a lui brilla l'esperienza di Aymeric Laporte, leader indiscusso della retroguardia nonostante i continui scetticismi legati al suo trasferimento in Arabia Saudita. Sulla sinistra, infine, Marc Cucurella si conferma una certezza assoluta da quando ha ereditato la fascia dall'infortunato Gayà.

Centrocampo e attacco: la rinascita dopo il dolore

La mediana e il reparto offensivo della Spagna sono un inno alla forza mentale. Rodri, il faro del centrocampo, ha dovuto lottare contro la transizione nel ruolo di centrale in Qatar e, soprattutto, contro la rottura del legamento crociato che sembrava averne frenato l'ascesa da Pallone d'Oro; contro il Portogallo, però, è tornato il dominatore assoluto del gioco. Al suo fianco, Pedri stringe i denti contro i fantasmi dei troppi infortuni muscolari, mentre Dani Olmo si sta consacrando come il miglior elemento offensivo del torneo, superando le difficoltà legate al suo recente trasferimento al Barcellona. In avanti, il diciottenne Lamine Yamal vive la pressione planetaria del suo primo Mondiale con la naturalezza dei predestinati. Accanto a lui, Mikel Oyarzabal raccoglie i frutti del duro lavoro dopo aver saltato il Qatar per una grave lesione al ginocchio e aver digerito le passate esclusioni punitive di De la Fuente. Chiude il cerchio un rigenerato Álex Baena: il giocatore dell'Atlético Madrid sta disputando un Mondiale superbo, lasciandosi alle spalle i momenti bui in cui aveva persino pensato di abbandonare il calcio, superati solo grazie al supporto psicologico e all'affetto della propria famiglia.