Mondiali 2026, l'arma segreta di Scaloni: Nico González è il "talismano" dell'Argentina
Ogni volta che Nico González entra in campo, l'Argentina rimonta o vince. I numeri da capogiro dell'ex Atlético Madrid e l'elogio del ct Lionel Scaloni.

Nicolás Iván González, attaccante argentino della Juventus (Shutterstock)
Nicolás Iván González si sta consacrando come il vero e proprio salvagente di Lionel Scaloni in questo Mondiale 2026. L'ex giocatore dell'Atlético Madrid, attualmente in forza alla Juventus ma al centro di forti voci di mercato che lo vorrebbero di ritorno in Spagna, ha dimostrato di avere un impatto a dir poco miracoloso a partita in corso. Ogni volta che l'esterno è subentrato dalla panchina, l'Argentina ha sistematicamente ribaltato, sbloccato o migliorato il parziale sul tabellone. È successo nei gironi contro Algeria e Austria, ed è diventato vitale nella fase a eliminazione diretta: è entrato sull'1-1 contro Capo Verde (finita 3-2), sullo 0-1 contro l'Egitto (finita 3-2) e sull'1-1 nei quarti contro la Svizzera, gara poi vinta 3-1 ai tempi supplementari.
Molto più di un portafortuna: numeri da leader
Ridurre il contributo del classe 1998 a una semplice questione di fortuna sarebbe però ingeneroso. González ha garantito alla squadra una straordinaria dose di intensità, ampiezza e duttilità tattica, adattandosi persino a coprire il ruolo di terzino sinistro. Pur essendo solo il quindicesimo giocatore della rosa per minuti totali disputati (182'), le sue statistiche nel torneo sono strabilianti: è il secondo calciatore dell'Argentina per occasioni create (5) e per duelli aerei vinti (9 su 13), nonché il terzo per cross effettuati (6). Contro la Svizzera è stato decisivo salvando un pallone sulla linea, sventando un cross velenoso sul 2-1 e avviando il contropiede del definitivo 3-1.
L'elogio di Scaloni e il soprannome "Il Cavallo"
La sua generosità non è passata inosservata agli occhi del commissario tecnico Lionel Scaloni, che lo ha pubblicamente elogiato dopo la pazzesca rimonta contro l'Egitto: "Se non hai in panchina giocatori come Lautaro o come il 'Cavallo' González, che corre come un animale e ci arriva sempre, puoi anche essere un mago ma non vai da nessuna parte". Un soprannome calcistico su cui lo stesso Nico ha ironizzato: "I miei compagni mi chiamano tutti 'Caballo' o 'Cabita'. Sull'azione del gol vittoria di Enzo Fernández contro gli egiziani ho fatto uno sprint pazzesco pensando: 'Anche se mi rompo non mi importa, devo andare'. Alla fine Enzo ha segnato, ma dividiamo i meriti: 30% a Lautaro per il cross, 30% a me per la corsa e 40% a Enzo per la conclusione".
La follia contro l'Egitto e la spinta per Leo Messi
I ricordi di quella folle serata contro gli egiziani sono ancora vividi nella mente dell'esterno: "Al 75', sotto 2-0, pensavo già di dover fare le valigie per tornare a casa. Poi è stata una pazzia, abbiamo chiuso la partita all'attacco con Montiel e io schierati da centravanti pur essendo i due terzini. Al fischio finale ho provato una gioia mai vissuta prima, sembrava avessimo vinto la finale". La strada verso la coppa è però ancora lunga e la prossima tappa si chiama Inghilterra. La motivazione dell'Argentina, in ogni caso, resta alle stelle grazie al proprio capitano: "Leo Messi ci dà quel qualcosa in più, ti fa dire 'lascerò la vita in campo per te, fratello'. La sua ambizione è contagiosa e noi la trasmettiamo sul rettangolo di gioco".