Caso Pirlo in Nazionale: frenata FIGC tra bufera politica, sponsor russo e le ombre di Mancini e Conte

La nomina di Andrea Pirlo a Ct dell'Italia si arresta: esplode il caso dello sponsor russo di scommesse Fonbet. Malagò riflette, la politica attacca e Mancini e Conte restano alla finestra.

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Andrea Pirlo (ShutterStock)

L'approdo di Andrea Pirlo sulla panchina degli Azzurri, che sembrava ormai indirizzato verso una rapida fumata bianca, ha subito un bruscamente arresto. Attualmente ancora legato al club emiratino dello United FC Dubai — impegnato nel ritiro austriaco —, l'ex regista si trova al centro di un complesso stallo burocratico e d'immagine. La Federcalcio ha scelto di congelare ogni trattativa in attesa di chiarezza: la FIGC ha ribadito di non voler condurre negoziazioni parallele finché il tecnico non si sarà liberato in autonomia dal contratto in essere. A frenare gli entusiasmi e a far trascorrere una notte insonne al presidente del CONI e ai vertici federali sono stati i dubbi sul profilo di una guida tecnica ritenuta fragile per una Nazionale reduce da tre clamorose esclusioni consecutive dai Mondiali.

Il caso dello sponsor russo scatena la bufera politica

A rendere la situazione ancora più incandescente è stato l'improvviso affiorare del caso Fonbet, colosso russo delle scommesse sportive di cui Pirlo è testimonial aziendale. La vicenda ha immediatamente innescato una violenta reazione nel mondo politico. Mauro Berruto, responsabile Sport del Partito Democratico ed ex Ct d'Italia, ha definito inaccettabile qualsiasi compromesso sul tema del betting, aggravato dalla matrice russa dell'accordo, richiedendo la risoluzione immediata del contratto pubblicitario come precondizione istituzionale. Ancora più perentoria la presa di posizione di Carlo Calenda (Azione), contrario all'assegnazione di ruoli di rappresentanza nazionale a chi abbia svolto propaganda per brand legati a Mosca dopo gli eventi del 2022. I dubbi si rincorrono anche tra le alte cariche dello Stato e le tifoserie, divise di fronte a una nomina apparso improvvisamente sbiadita.

Malagò riflette: l'ombra di Mancini e Conte

In questo clima di forte incertezza, il presidente Giovanni Malagò si trova a dover bilanciare la tutela dell'operato di Paolo Maldini e Leonardo — sostenitori del progetto di rinnovamento affidato a Pirlo — con la necessità di garantire stabilità al "Club Italia". Sullo sfondo, dopo che l'ipotesi suggestiva legata a Pep Guardiola si è dissolta in un nulla di fatto, la soluzione di un tecnico "esperto e vincente" torna prepotentemente di moda. Con le alternative giovanili rappresentate da Thiago Motta e Raffaele Palladino ormai defilate, restano alla finestra due nomi ingombranti: gli ex commissari tecnici Roberto Mancini e Antonio Conte. Entrambi attualmente svincolati, attendono gli sviluppi della vicenda pronti a rilevare una panchina scottante, dove la Federazione sa di non potersi permettere il minimo errore.