06.05.2015 14:42

Tottenham: Sfogo Adebayor "Tradito da mia famiglia"

Un lungo sfogo su Facebook contro la sua famiglia. Emmanuel Adebayor rompe il silenzio e spiega perche' lo scorso dicembre il Tottenham gli ha consentito di tornare in Togo per un po', facendo chiarezza su quei "momenti bui" che lo scorso marzo raccontava di aver vissuto. Si va dalle proprieta' che aveva comprato per il suoi familiari e poi affittate a sua insaputa, al complicato rapporto con la madre fino al caso del fratello Rotimi, sorpreso a rubare cellulari nello spogliatoio.

"Ero in Ghana quando ho saputo che mio fratello Peter era gravemente malato - e' uno degli episodi che racconta - Ho guidato il piu' velocemente possibile verso il Togo per incontrarlo e aiutarlo ma quando sono arrivato mia madre mi ha detto che non potevo vederlo e che dovevo solo darle i soldi e lei avrebbe risolto tutto. Solo Dio sa quanto le ho dato quel giorno". "Nel 2005 ho organizzato un incontro per risolvere le nostre questioni familiari e mi e' stato detto che a ognuno dovevo costruire una casa e dare a ciascuno di loro un mese del mio ingaggio", rivela Adebayor, che torna anche sull'esperienza al Monaco: "pensavo che fosse bello avere una famiglia di calciatori e ho fatto entrare mio fratello Rotimi in un accademia calcistica in Francia. Da li' a qualche mese, su 27 giocatori, aveva rubato 21 cellulari".

Il togolese rivela poi di aver comprato alla sorella Yabo una casa in Ghana per abitarci e "ho anche permesso al mio fratellastro Daniel di viverci. Qualche mese dopo sono andato a trovarli e con grande sorpresa ho scoperto che mia sorella aveva affittato la casa senza che ne sapessi nulla". "E quando l'ho chiamata per avere spiegazioni, mi ha insultato per 30 minuti al telefono. Ho chiamato mia madre per spiegarle la situazione e ha fatto come mia sorella, che mi ha pure definito un ingrato". E a proposito della madre, "a 17 anni, col mio primo stipendio da calciatore, ho costruito una casa per la mia famiglia per metterla al sicuro, ho dato a mia mamma tanti soldi perche' potesse mettersi in affari con i biscotti e altre cose, le ho permesso di usare il mio nome e la mia faccia per vendere di piu', cosa puo' altro fare un figlio per aiutare la sua famiglia?". Il suo lungo atto d'accusa coinvolge altri membri "ma il mio obiettivo e' fare si' che altre famiglie africane possano imparare da quello che mi e' successo".

(ITALPRESS)